I ‘muri del dialogo’ nel quartiere Primavalle di Roma

di Alfonso Angrisani

Raccontami una Storia_Primavalle

La loro tela è la città.

Un muro, un autobus, un vagone della metro, i cavalcavia e i sotterranei, qualsiasi altra superficie che la metropoli lascia esposta lungo le strade.

L’idea di scrivere un articolo su di loro mi è venuta una sera, mentre vagabondavo (un po’ giù di morale per motivi che non sto a dire) tra via di Torrevecchia e dintorni. C’erano alcune saracinesche trasformate in allegri cartoon, dai colori molto belli, vivaci, in allegro contrasto con il grigiore di quelle rimaste all’evidenza della loro copertura zincata. Incuriosito, decido così di mettermi alla ricerca degli autori di questi disegni. Dopo alcune “indagini” fra i negozianti di zona, i primi che riesco a contattare sono un ragazzo e una ragazza che disegnano insieme: rispettando il loro desiderio di anonimato, qui li identificheremo solo come “Graphic Wish”, denominazione con cui autografano le loro decorazioni e che è anche di riferimento per chi voglia rintracciarli su internet.

Dalle domande cui gentilmente rispondono apprendo che hanno cominciato le loro performances (graffiti, decorazioni, aerografie, ecc., sono tante – così mi dicono – le tecniche di realizzazione) nel 2007 e che questa loro passione li ha fatti incontrare anche sentimentalmente. Per mantenersi fanno altro, anche se coltivano il sogno di riuscire a vivere di questa loro passione: che siano bravi è fuori discussione, basta guardare le immagini qui riportate. Prima di salutarci, ci tengono a precisare che per loro la street art è altro rispetto alla semplice decorazione, costituendo una forma di espressione totalmente libera e senza ritorno economico (che resta molto marginale, purtroppo, anche nei disegni su commissione).

Grazie all’aiuto del gentilissimo gestore dell’edicola di via Maffi, mi incontro poi con un altro di questi artisti: Simone, un giovane di 19 anni che, fra le altre cose, sta concludendo gli studi di liceo artistico. Ci incontriamo al bar che sta proprio accanto all’edicola e nell’intervistarlo mi rendo subito conto di avere di fronte un ragazzo molto brillante, con tanti interessi (fa parte anche di una rock band). Mi dice che ha sempre avuto la passione per il disegno, e che questa faccenda delle decorazioni delle saracinesche è alquanto recente, anche se i suoi disegni si possono vedere non solo a Primavalle, ma anche a Montespaccato, Quartaccio, Cecchignola. La sua idea di arte si incentra sopratutto sulla tecnica (usa prevalentemente lo spray) che mira ad affinare sempre più: quando gli domando che progetti ha per il futuro, mi dice infatti che il suo scopo è arrivare al “nirvana della tecnica artistica”, in modo da raggiungere una sorta di “universalità del gradimento” per quanto riguarda le sue opere. E non è – ci tiene a dirlo – una faccenda di presunzione, quanto piuttosto di ricerca di realizzazione attraverso l’arte: sarebbe meraviglioso – aggiunge parlando del writing (graffiti) – “poter scrivere in tutto il mondo”. Cosa che peraltro intende fare in modo lecito, e cioè senza disegnare su muri di privati che sono contrari a questa forma d’arte. Che dire: in bocca al lupo Simone, i tuoi disegni sono bellissimi, che il futuro possa portarti quello che desideri.

L’ultima intervista è avvenuta quasi per caso (dico “quasi” perché avevo avuto la “soffiata” di cercare di notte per certe vie meno frequentate del quartiere, cosa che ho fatto per due buone settimane). In una traversa buia di via Battistini mi imbatto, intorno alla mezzanotte, in un giovane che se ne sta accucciato a fare uno stencil. Mi sono avvicinato con una certa circospezione, e lì per lì non sapevo se aspettare che finisse o interromperlo, così mi sono semplicemente messo a guardarlo disegnare. Dopo un po’ è stato lui a parlarmi, ed il nostro “dialogo” – se così si può chiamare – merita di essere riportato qui. “se vuoi vedere vedi, ma non mi stare così vicino, non mi piace quando faccio” ha esordito. “ok, volevo solo farti qualche domanda e poi giuro che me ne vado” ho replicato. “Chi sei, un giornalista, un volontario che fa le multe, un fighetto curioso?”. “niente di tutto questo, sono solo uno che scrive qualche articolo gratis per una rivista di quartiere che pure viene distribuita gratis. Può andare?”. A questo punto è calato un certo silenzio, il tipo sempre accucciato mi ha squadrato dal basso e poi ha detto un semplice “ok”. Gli ho fatto solo due domande, e in base a quelle ho saputo che fa i suoi disegni sempre e solo perché gli piace, senza mai un ritorno economico e che anzi non sopporta quelli che hanno trasformato la Street Art in commercio. Di giorno fa altro, è un insospettabile commesso in un negozio in Prati. Mi ha solo chiesto, caso mai dovessi incontrarlo nel suo luogo di lavoro, di far finta di niente…

Articolo pubblicato sul giornale IgeaNews, periodico romano di informazione e cultura del centro storico e dei quartieri Prati, Della Vittoria, Borgo, Trionfale, Balduina, Primavalle e Cassia (www.igeanews.it)

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