E i bambini riscattano la Generazione 2.0

SAM_2003di Elvira Sessa

Hanno esordito ripetendo mesti le parole degli adulti: “Siamo la click generation senza future generazioni. La chiamano società liquida la nostra; dicono che siamo effimeri, che ci squagliamo come meduse al sole, che non abbiamo valori, che ci lasciamo influenzare”.

Ma non si sono rassegnati, si sono detti: “Eppure ci deve essere un modo per ritornare ad amare, a conoscerci, a comprenderci a volerci bene” ed hanno intrapreso una ricerca, fatta di gesti, poesie, musica che, nel corso della performance, ha progressivamente messo in crisi ogni disfattismo.SAM_2008

Così, i bambini della V A della scuola primaria Luigi Buonocore di Salerno, nello spettacolo di fine anno dal titolo Generazione 2.0 svoltosi il primo giugno scorso presso il teatro La Mennola di Salerno e curato dalla docente Loredana Scauzillo in collaborazione con la collega Maria Pina Ciaco, hanno lanciato agli adulti un messaggio al tempo stesso di fiducia e provocatorio che sembra dire: siamo capaci di andare ben oltre l’immaginario che ci vede “maestri di schermo in duelli senza sudore”… se ci ascoltate e ci guidate.

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Tre i – ben calibrati – tempi della rappresentazione, retti da altrettante riflessioni, le prime due sui paradossi e le contraddizioni del presente, la incomunicabilità nel mondo delle parole e la violenza nei luoghi deputati all’ educazione e formazione (famiglia, lavoro, scuola), la terza sulla riscoperta della bellezza delle piccole cose che riscatta dal pessimismo restituendo senso alla vita.SAM_2005

Riflessioni che, con poesia (Generazione 2.0, Ho), musica (i brani Portami via e Pensa di Fabrizio Moro; Perdo le parole di Riki; Piccole cose di J-Ax &Fedez; Perfect di Ed Sheeran; Ogni istante di Elisa), epistole (una lettera di Albert Einstein alla figlia Lieserl) e poesia-rap (In bilico di Melania Scarpa) hanno forse risvegliato negli adulti più disincantati “piccole scintille di vita impresse nella memoria del cuore” (così i versi di Ho di Melania Scarpa).

Dunque, Maria, Carmela, Luigi, Maria Chiara, Carlo Alberto, Giovanni, Antonella, Simone D. P., Simone M., Giulia D., Giulia M., Ludovica, Sara G., Sara L., Matilde, Fabrizio, Mattia, Marianna, Roberto Ri., Roberto Ro., Angelo, Daniele, Nicolò, ci hanno voluto dire che intuiscono i limiti della tecnologia e, facendo proprie le parole di Albert Einstein, ci hanno ricordato che: “Vi è una forza estremamente potente per la quale la scienza finora non ha trovato una spiegazione formale. (…). Questa forza universale è l’Amore. Quando gli scienziati erano alla ricerca di una teoria unificata dell’Universo, dimenticarono la più invisibile e potente delle forze. (…) Questa forza spiega il tutto e dà un senso maiuscolo alla vita.”SAM_2033

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Generazione 2.0*

di Elvira Sessa

 

Siamo dita veloci che scorrono sui tasti:

New York, Pechino, Londra, Roma ,Bangkok.

Qui e lì. Ora.

Fluidi nella boutique del mondo palmare.

 Emozioni digitali.

 

Siamo carne in un indistinto abbraccio di smiles virtuali.

Anemica di passioni, disossata di certezze.

Speziata di opinioni.

 

Siamo maestri di schermo in duelli senza sudore,

avventurieri  impantofolati  nella solitudine.

Implosioni di non detti infernali nel paradiso- conformismo  planetario.

 

Coro: 

“Due –Punto” Zero”

Siamo la click generation

Senza future generazioni.

 

E passiamo così,

meduse d’estate sulla sabbia affollata,

squagliandoci  senza lasciare traccia.

 

* versione recitata dai bambini della scuola primaria Luigi Buonocore di Salerno

Ho

di Melania Scarpa

 

Ho visto parole mescolarsi al vento

per poi dissolversi

come se non fossero state mai  pronunciate.

Ho visto pensieri smarrirsi

nella penombra della mediocrità,

come se nessuna mente

li avesse mai custoditi,

ho visto sorrisi  divenire lacrime

e lacrime divenire sorrisi,

fogli mutarsi in cenere

e speranze in illusioni.

Ho percepito l’armonia di un sogno

addentrandomi nella selva  degli incubi.

Ho osservato il cielo,

conversato con le stelle e

banchettato con la luna.

Ho lasciato che il tempo rendesse

sbiadito il mio passato,

ma non gli ho permesso

di cancellare il mio presente.

Ho vissuto nel caos per paura del silenzio

e ho cercato il silenzio per paura

che il mio cuore divenisse sordo.

Ho  scritto con l’inchiostro

 delle mie lacrime parole d’amore

e ho impresso nella memoria del cuore 

eterne poesie, piccole scintille di vita.