Il Precariato nei libri, nell’editoria e nella Vita.

Da Generazione mille euro di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, alle poesie di Amore Precario di Walter Giannò, passando per i consigli di Lorenzo Ait in La Rivoluzione dei precari e Il Mondo deve sapere di Michela Murgia. Aumentano sempre di più gli autori che  scelgono di raccontare la condizione d’instabilità in cui versano tanti giovani lavoratori. Sembra che proprio l’instabilità sia diventata la base fondamentale della letteratura degli anni ’00. Una letteratura in cui, in forme, toni e modi diversi, il Precariato ha assunto un ruolo predominante. Proprio perché predomina nella realtà, e nella vita dei tanti autori che ne raccontano il vuoto e l’assenza di certezze che esso provoca.

Non servono chissà quanti dati per convincerci che il mondo descritto nei libri “A sfondo precariato” non è un mondo immaginario, ma è la realtà della vita quotidiana. Lo stesso settore da cui provengono i libri, il mondo dell’ editoria e dell’industria culturale, è un ambiente lavorativo da tempo popolato da precari: tanti giovani laureati e masterati, pronti a tutto pur di lavorare e mettere a frutto le conoscenze acquisite a costo di grandi sacrifici (economici e intellettuali). Un’ambizione che gli Imprenditori Culturali conoscono bene e sanno sfruttare per far firmare loro contratti a progetto con i quali i precari si trovano spesso a svolgere anche ruoli di responsabilità, mal retribuiti, e che spetterebbero a dei dipendenti con posto fisso.

Il Precariato, nel mondo culturale ed editoriale, coincide spesso con lo sfruttamento dei sogni della gente.

Sul web le testimonianze sono numerose. La storia di Elena Orlandi e quella anonima raccontata sul Blog di Loredana Lipperini sono solo le più significative. Tutte queste storie lamentano l’assenza di futuro. I firmatari di un contratto a progetto con una casa editrice lavorano alla giornata sulle commesse e gli incarichi che di volta in volta ricevono. Vivono nell’incertezza. Perché non sanno se a fine anno il contratto a progetto sarà rinnovato oppure no. Le conseguenze di questa condizione sono disastrose. Si inizia a odiare il vicino di scrivania, perché potrebbe essere un potenziale rivale. Si accetta qualsiasi incarico, a qualsiasi prezzo. Perché c’è il rischio che, non accettando, l’azienda trovi qualcun altro che svolga lo stesso lavoro a un costo inferiore.

Per queste persone, come per tanti altri precari in altri settori, pianificare il futuro è impossibile. Aprire un mutuo per comprare casa, diventa troppo rischioso. Avere dei figli, talvolta anche sposarsi, spesso, restano solo dei bei sogni.

Intanto nel mondo editoriale nascono in continuazione nuovi master, nuovi corsi di alta formazione e scuole di specializzazione, spesso costosissime, per formare nuovi laureati e introdurli in un meccanismo divenuto ormai perverso. Nessuno parla del tema dei diritti del lavoro e dei rapporti tra le case editrici e i loro collaboratori. Sul web non mancano gli appelli. Come, ad esempio, quello della Rete dei Redattori Precari, che ha sottoposto al presidente dell’associazione AIE Sette Domande Scomode.

Le risposte però, non arrivano.

Infine, rimpicciolendo sempre di più lo zoom, ci si rende conto che il problema del precariato nell’industria editoriale è solo uno dei tanti volti di una crisi occupazionale più ampia, che interessa il mondo della cultura nella sua totalità. Anche in questo caso non mancano gli appelli collettivi (come quello uscito sul Corriere della Sera) mossi da giornalisti, ricercatori, operatori nel mondo della comunicazione e professori che chiedono una maggiore attenzione delle istituzioni verso il problema.

Anche l’Associazione culturale “Felix” è molto sensibile a questa condizione di instabilità. Proprio per questo i suoi soci hanno organizzato per Domenica 10 Marzo 2013, presso il Teatro studio Apollonia di Via San Benedetto (Salerno), una giornata di dibattito intorno al tema del precariato. Si partirà naturalmente da opere artistiche e culturali di alto livello, prodotte da autori giovani. Il dibattito, infatti, sarà stimolato dalla visione di un bellissimo film, intitolato La ballata dei precari, di Silvia Lombardo, dalla lettura di alcune poesie dalla raccolta Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo (autori vari) e da alcune pagine del romanzo Infine chiedete aiuto. Storie di abbrutimento stipendiato, di Marco Bifulco.

LOCANDINA - Precari tra immagini e scrittura

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