Per un’altra Napoli. Progetto di recupero e inserimento nel mercato del lavoro dei giovani di Scampia-Secondigliano

Dedicato a chi si nutre di volontà e passione.

di Marcello Mayer

tratto dalla Tesi di Laurea in Servizi Sociali:

Giovani ai margini a Napoli tra sistema criminale ed apparato legalizzato.

Dalla periferia alla centralità

INTRODUZIONE

Questo manifesto progettuale punta all’educazione formativa finalizzata primariamente al recupero, e poi alla preparazione professionale per l’inserimento al lavoro di giovani – principalmente quelli che si trovano in condizioni familiari disagiate – quale mezzo prioritario per disincentivarne la devianza nel contesto problematico delle periferie napoletane, dove tanti scugnizzi sciupano il proprio tempo per strada e nei bar, o peggio, commettendo reati. Si riuscirà in tal modo a porre un freno al fenomeno del reclutamento di nuove leve nella criminalità organizzata – vera causa di tanti mali del sud e cancro dell’intero Paese – e nella delinquenza comune, alla diffusione della droga e del bullismo, sempre più intollerabile anche nelle strade di tante altre città e, possibilmente, trovare una soluzione all’inaccettabile e drammatico problema dei rifiuti, anche tossici. Tre, in particolare, sono gli elementi fondamentali che fanno ramificare la camorra: l’indifferenza; l’individualismo; la diffidenza (effetto anche della non conoscenza). L’obiettivo immediato è quello di impegnare i giovani, appartenenti a famiglie in cui il disagio si è già manifestato, in svariate attività formative o socialmente utili, in modo da garantire loro condizioni di vita più umane, e poi di avviarli al lavoro, cercando di arginare lo spettro della disoccupazione. Perché da Napoli?… “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Mc 2,17).

ANALISI DI CONTESTO

Napoli…straordinaria metropoli sociale dalle originalissime capacità conviviali e dalle infinite potenzialità creativo-aggregative. Le sue innumerevoli risorse sono state continuamente smorzate e mortificate da funzionari insipidi e senza mordente, insieme alle enormi prerogative di accoglienza ed alle svariate opportunità di elevazione umana che necessitano di essere organizzate.
Città…sociale, dunque: da socius (compagno)..che vive in società, che tende alla vita associata. «La dolcezza del clima, le bellezze della città e l’indole amabile e benevola degli abitanti mi riescono assai piacevoli..», ebbe a rimarcare Giacomo Leopardi; ed ancora, il poeta recanatese in una arguta sintesi: «Napoli è la città dai mille volti e mestieri, così vitale e così disperata, il vero reame della Ꞌmarioleria universaleꞋ, è la città dall’incessante metamorfosi, tenuta insieme da una sorta di fratellanza collettiva nell’inganno». Capoluogo con una spiccata, se pur un po’ frenata, vocazione internazionale; centro popolarissimo e nobile, musicale, poetico, teatrale, adorabile e degradato. Hanno emesso qui i primi vagiti dottrine come l’Economia politica, l’archeologia, la vulcanologia, la moderna storiografia. Grande, vivace, colta, “immensa e bella” – come la definì il De Amicis – città d’arte, fantasia e genio. Variopinta, saporita ed accogliente, in modo sempre diverso. Sciagurata e lazzara, incantevole Capitale del Sud e culla di sportivi di razza, è tra le grandi città del Mediterraneo, sospesa tra Sud Europa e Nord Africa, quella da contemplare con uno sguardo particolarmente attento e profondo, capace di scrutare anche al di là. Giungla metropolitana il cui vissuto urbano non si discosta molto dalla logica del far-west, è tristemente famosa al mondo per l’alto numero di reati che in essa avvengono, più che per le bellezze naturali e storico-artistiche che la rendono da sempre prezioso patrimonio universale (il centro storico di Napoli è il più vasto del vecchio Continente). Nella realtà scippi, rapine, aggressioni, estorsioni, regolamenti di conti tra bande, con omicidi di pregiudicati o d’innocenti cittadini, violazioni di norme e regole sono drammaticamente all’ordine del giorno, e benché si tratti di problematiche riscontrabili in molte altre metropoli (μήτηρ πόλις: città madri) del pianeta, sono particolarmente radicate a Napoli, per cui è necessario intervenire bene e subito, al fine di arrestare questo processo di decadenza civile. E’ risaputo che la criminalità organizzata – ‘o sistema – il cui precipuo interesse è di mantenere il sud in uno stato di perenne arretratezza, controlla e inquina svariate attività economiche (in primis, appalti/edilizia, rifiuti, sanità, droga, armi..) ponendosi come alternativa ad uno Stato debole, lento, burocratizzato, ricattabile, corrotto, inefficiente e costoso, ai danni soprattutto delle fasce deboli e meno istruite della popolazione, di persone senza scrupoli, offrendo loro “lavoro” (con annientamento della concorrenza e delle sue regole), concedendo protezione, tempi rapidi, tassi contenuti e prezzi bassi, seminando paura attraverso servizi e favori d’ogni genere che saranno poi una condanna a morte per chi “sgarra”. I Governi non hanno saputo, nè voluto contrastare efficacemente questa realtà aberrante, tantomeno creare sviluppo nel Meridione; ed è importante sottolineare che la lotta alle mafie non è un atto di eroismo, ma deve esser frutto di un impegno collettivo, quotidiano e costante. Si punterà allora ad insegnare ai giovani un mestiere, una professione immediatamente spendibile nel mercato del lavoro, oggi orribilmente denominato..”dei cacciatori di teste” (sic est modernitas!). Dobbiamo dire a malincuore che in Italia la realtà dei bassi salari e dell’alto costo della vita è ormai un fatto consolidato ed un problema rilevante, aggravato dall’ingente debito pubblico che scellerati sperperi e latrocini politici hanno accumulato dagli anni successivi al boom economico fino ai giorni nostri. Trovare un’occupazione è diventata impresa così ardua, che ci si prefigura il mondo del lavoro come un muro quasi invalicabile, se lo si cerca adoperando soltanto i canali tradizionali. La scuola dovrà allora impegnarsi a fornire ai giovani una preparazione multidisciplinare, in previsione che, nel corso della vita, siano costretti più di una volta a cambiare completamente tipo d’attività. Diceva François Mitterand: “Se i giovani non hanno sempre ragione, la società che li ignora e li emargina ha sempre torto”. L’Università dovrà fornire agli studenti una preparazione molto meno nozionistica e più pratica. Sarebbe bene creare più sbocchi lavorativi per molte facoltà “generiche”, ricchissime per la formazione scientifica ed umanistica, ma non per quella prettamente tecnico-pratica, per niente impartita, e tanto richiesta nei colloqui di lavoro di questi tempi…nevrotici. Lo Stato ed i sindacati devono impegnarsi ad elaborare e rispettare una legislazione che preveda la possibilità di licenziamento soltanto per giusta causa; bisogna inoltre convincersi che una strenua difesa del lavoro comporta anche un’attenta tutela per i datori, e qualche inevitabile penalizzazione per chi lo cerca e che molto difficilmente, una volta ottenutolo, potrà conservarlo a vita. I politici, fin troppo legati a sistemi di potere che ricordano le logge Massoniche, dovrebbero recepire la gravità del problema e, coraggiosamente, proporre soluzioni anche contro i poteri forti, spesso sopranazionali e sempre onnipotenti. Il loro compito, se responsabilmente sentito, necessita di un grosso appoggio per evitare il senso di solitudine di chi si trova a lottare per scelte decisive, in mancanza delle quali non esisterà un futuro, non solo per i giovani, ma per la nostra civiltà. E’ un grande onore l’esser scelti per servire la collettività, ma.. la pensano allo stesso modo anche i nostri amministratori?

OBIETTIVI SCIENTIFICI E LINEE DI INTERVENTO GENERALI

L’obiettivo generale consiste nel porre le condizioni per efficaci politiche formative rivolte a quei giovani esposti a pericolosi contesti di degrado socio-familiare, del quartiere – target Scampia Secondigliano. I Servizi sociali competenti e le parrocchie dovranno selezionare un centinaio di persone, scelte in conformità a criteri di reddito, marginalità, motivazione, competenza e rappresentanza territoriale: 15 provenienti da Scampia-Secondigliano, 15 dalla zona orientale (Barra -Ponticelli – Poggioreale – S.Giovanni a Teduccio), 15 da quella occidentale (Bagnoli -Pianura  -Soccavo – rione Traiano), 15 dal centro storico (Forcella – Quartieri Spagnoli – Sanità – Materdei Pallonetto-S.Lucia); altri 10 dalla restante periferia nord (Miano-Piscinola – San Pietro a Patierno Chiaiano  -Marianella), più altri 30 ragazzi tra carcere di Poggioreale e Istituto Penale Minorile di Nisida, che si cercherà di recuperare tramite progetti personalizzati che includeranno l’insegnamento professionale quotidiano di attività lavorative e l’impegno in altre opere socialmente utili. Per realizzare ciò si lavorerà alacremente su tre fronti: 1) Contrastare efficacemente la “sindrome del torcicollo” che porta a rivangare il passato e a dipendere da esso. 2) Scongiurare l’immobilismo di chi aspetta, passivo e inerte, che siano gli altri a partire, o spera di ottenere, prima o poi e senza premunirsi, un aiuto dall’alto. 3) Porre un freno all’ansia frenetica e frettolosa di agire ed ottenere tutto, subito e con pochi sforzi, senza prepararsi la strada, arrivando a nulla di concreto e lucido.

Questi cento ragazzi saranno divisi in sette aree:

 1. Cooperativa “Campania Felix”: 10 persone divise per turni avranno il compito di orientare sulle peculiarità ed i servizi presenti in zona Scampia e nel centro cittadino, ed aiutare in situazioni di emergenza – collegati alle centrali operative – tramite Infopoints in postazioni da individuare tra il piazzale antistante il molo Beverello, via Acton e i giardini del Molosiglio. Altri 10 saranno formati come custodi nei musei e nei degradati siti archeologici dell’area dei Campi Flegrei (come l’antica Piscina mirabile di Bacoli, la più grande della romanità, o la Casina Vanvitelliana sul lago Fusaro) solitamente chiusi per mancanza di personale, organizzando anche, con l’aiuto dei Servizi sociali del Comune, soluzioni abitative per i senza fissa dimora.  2. Documentazione storico-popolare “Neapolis Aurum”: sarà creato un gruppo di lavoro all’interno del quale 10 ragazzi maggiorenni s’impegneranno, di concerto con la Biblioteca dei Girolamini, l’Associazione “Napoli sotterranea” ed il Cimitero “delle Fontanelle”, a curare e documentare l’aspetto storico-artistico della città, con particolare riguardo alle vicende popolari meno note, ai racconti e alle leggende più accattivanti, inquietanti, romantiche o misteriose. A tal proposito si faranno promotori di approfondite visite ai tanti musei e monumenti, prolungandone il “Maggio”, ed organizzeranno periodiche fiere del libro dall’invitante slogan “Librandosinvolo”, con l’intento di risvegliare la curiosità, insieme al piacere per la lettura.  3. Riscoperta antichi mestieri “Nobil sudore, calcinacci e ammore”: saranno impiegati 10 maggiorenni per il rispolvero e la valorizzazione d’antichi mestieri in via d’estinzione: sarto, calzolaio, falegname, orologiaio, fabbro, ombrellaio, lattoniere, rigattiere, piccoli artigiani in grado di risolvere grossi problemi, ma conservare soprattutto conoscenze che stanno andando disperse. C’è tanta dignità nell’avere un lavoro.  4. Diffusione musical-folcloristica “Naplesound”: 10 giovani, preferibilmente minorenni, si dedicheranno all’apprendimento delle tradizioni musicali, canore e folcloristiche: tammurriate, rumbe, tarantelle, serenate, canti popolari con suoni mediterranei – parte integrante della nostra memoria storica – per la diffusione delle quali riceveranno adeguato compenso; nulla vieta che partecipino anche altre persone, a titolo gratuito; inoltre, in giorni determinati e ad orari stabiliti, alcune piazze della città fungeranno da palcoscenici a cielo aperto con strumenti musicali a disposizione di chiunque li sappia suonare (come è stato ideato a Londra) e la possibilità di esibirsi in performance poetico-teatrali. Collaboreranno come supervisori gli artisti Eugenio Bennato, Pino Daniele, Massimo Ranieri, Enzo Gragnaniello, Toni Esposito, Tullio De Piscopo, Enzo Avitabile ed il gruppo “Napoli Centrale”. Inoltre si cercherà di riportare ai fasti di un tempo la gloriosa orchestra sinfonica “Scarlatti”.  5. Gestione rifiuti, igiene e decoro “Napolimpida, lustra…e illustrata”: saranno scelte altre 25 persone ritenute idonee a vigilare, casa per casa, sulla raccolta differenziata e sul decoro delle strade dei quartieri a nord, seguendo l’ottimo esempio che la vicina Salerno è stata in grado di offrire. Nessun lavoro, purchè onesto, è degradante.  6. Gruppo “Mascalzoni dei bassifondi”: 15 ragazzi, tra i più svegli e che meglio conoscono il territorio, collaboreranno con il Centro di produzione Rai di viale Marconi alla realizzazione d’inchieste sulle zone e gli anfratti più degradati, storie di oppressi ed oppressori, che saranno documentate ogni giorno durante i Tg regionali.  7. Gruppo “Se ben formati per vitam parati”: tra i minorenni più giovani ne saranno selezionati 10, quali aventi diritto a fruire di corsi di formazione ed attività sportive, ed il cui motto ovviamente sarà…mens sana in corpore sano!

Il progetto tenderà ad integrarsi ed estendersi ciclicamente ad altri quartieri limitrofi e periferici, nell’hinterland, area metropolitana e conurbazione di Napoli: – Migliorando le politiche del lavoro locali grazie ad attività formative che aiuteranno i disoccupati ad inserirsi nel mondo del lavoro. Le abilità raggiunte non si limiteranno a soddisfare i requisiti che i banali annunci di lavoro di oggi richiedono all’unisono (lavorare per obiettivi, orientamento ai risultati, gestione stress, flessibilità, problem solving, e solite storie..) – Promovendo la rilocalizzazione dei centri decisionali di cui Napoli è stata ingiustamente depredata, ed il potenziamento d’impianti produttivi – riorganizzazione dei cantieri navali di Castellammare, della fabbrica dei coralli e cammei di Torre Del Greco, delle antiche officine (ora museo) di Pietrarsa, una volta fiore all’occhiello del tessuto produttivo di tutto il sud Europa – Progetti utopistici, probabilmente sogni, la costruzione dell’aeroporto intercontinentale di Napoli-Grazzanise (che contribuirebbe a decongestionare Capodichino) con impiego di “manovalanza” proveniente da carceri e comunità terapeutiche di recupero socio-riabilitativo che affiancherà le maestranze specializzate; e la realizzazione della “Porta Ovest” di accesso, che completerebbe l’anello autostradale intorno alla città. – Predisponendo a norma di legge le varie tipologie contrattuali per quanto concerne salari, previdenza, ferie, assicurazioni, permessi, indennità, infortuni, malattia, maternità..

– Mettendo insieme gli strumenti per investire sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, in modo da evitare malaugurati incidenti e perdite di vite umane. Non si può morire di lavoro. – Contrastando le connivenze dei politici con la malavita, per il cui scopo, ed anche per evitare che l’incarico degeneri a strumento di potere – facile interlocutore e referente privilegiato delle cosche – sarà limitato inderogabilmente a due il numero delle legislature consentite per ogni nostro rappresentante eletto. Si dovrà inoltre predisporre un Codice deontologico per gli amministratori a tutti i livelli istituzionali. Raro modello di trasparenza e buon governo ha rappresentato Angelo Vassallo, sindaco di Pollica-Acciaroli impegnato contro l’abusivismo edilizio a difesa dell’ambiente, ucciso in circostanze ancora misteriose. – Impedendo l’abuso dei doppi incarichi – che favorisce la disoccupazione e l’improduttività – e combattendo le lottizzazioni e la corruzione, dilaganti nei santuari decisionali dell’economia, della politica, dell’industria e della finanza. E’ necessario premiare i meritevoli, piuttosto che i pupilli degli “onorevoli” dei partiti (sempre più simili a comitati d’affari), perché il clientelismo che calpesta la meritocrazia, lo speranzoso entusiasmo, le palpitanti aspettative e la giusta competizione di persone motivate e preparate, oltre ad essere illegale ed immorale, pregiudica in maniera molto grave l’efficienza e la competitività dei servizi pubblici, privati, sociali o sanitari che siano; ed inoltre spinge le persone a votare soltanto sulla base di ignobili promesse di favori personali. – Garantendo l’apertura prolungata delle scuole nelle ore pomeridiane con il coinvolgimento di genitori ed insegnanti, sì da evitarne la dispersione nelle ore extra-scolastiche. – Assicurando ai meno abbienti la possibilità di intraprendere viaggi – anche all’estero – e di confrontarsi con altre culture, il contatto con le quali costituirà per loro un’occasione privilegiata di apertura mentale, oltre gli angusti orizzonti rionali; di frequentare palestre e praticare vari sport, tra i quali saranno favoriti quelli considerati minori, particolarmente educativi e prolifici in questa grande città che vanta tanti campioni di livello internazionale in discipline non proprio di massa (nuoto, pallanuoto, canoa-polo, canottaggio, vela, ginnastica, scherma, judo), la cui pratica sarà incoraggiata da sussidi pubblici e privati.
Sarà avviato anche un progetto trasversale, con l’obiettivo di migliorare la viabilità cittadina: manutenzione del fondo stradale, di aiuole, marciapiedi, scivoli e spazi per disabili a norma, segnaletica orizzontale e verticale, illuminazione. E dopo aver potenziato percorsi e frequenze delle linee di autobus e tram, si provvederà a realizzare una serie di parcheggi d’interscambio per le biciclette, con relativo incremento e manutenzione delle piste ciclabili, sulla scia dei piani già avviati da molte altre città. Le bici, di proprietà e gestione comunale, potranno essere utilizzate gratuitamente per un tempo limitato e, per tempi più lunghi, pagando una piccola somma. Tali mezzi, tanto salutari per il corpo, l’ambiente ed il portafoglio, potranno essere trasportati su metropolitane, cumana, circumflegrea, vesuviana e funicolari. Tutto rientrerà nell’ambito di un lungimirante programma di sobrietà e sostenibilità economico-ambientale, combinato con quello sul ciclo dei rifiuti e significativamente denominato “Napoli rifulgens”, che punti ad un uso sempre più massiccio di energie pulite, e che contrasti la cultura di morte e le bieche logiche del profitto ad ogni costo che considerano solo i pericolosissimi impianti nucleari (dichiarati fuori-legge anche in seguito a due referendum popolari) quale ricetta per lo..sviluppo nell’immediato futuro, facendo emergere il fardello delle scorie radioattive.

METODOLOGIA E FASI INTERMEDIE DI LAVORO

La formazione sarà articolata nelle seguenti attività:

Laboratori informatici in scuole, biblioteche e strutture associative in orari pomeridiani.  Corsi di lingue straniere e giornalismo, a cura degli insegnanti e con l’ausilio di genitori volenterosi.
Educazione musicale per i bambini più penalizzati e meritevoli – secondo un progetto pilota ne saranno scelti inizialmente 20 – a beneficio dei quali, sull’esempio del Musik Kindergarten di Berlino, verrà creata un’apposita struttura dove, in forma ludica, saranno impegnati in attività dinamiche a ritmi musicali grazie a docenti del Conservatorio “S. Pietro a Majella”, e con l’utilizzo dei fondamenti del metodo Willems che si basa sullo sviluppo delle capacità auditive, ritmiche, mnemoniche, espressivo-creative, di improvvisazione e coordinamento motorio. Partirà dalle scuole un programma di educazione alimentare che prevede l’eliminazione dei distributori di merendine e snack, dagli inglesi saggiamente definiti “junk-food” (cibo-spazzatura), per sostituirli con latte, tè, torte crema-cioccolato, pizze, bruschette e frutta fresca, senza conservanti o additivi. Si rispolvererà così il ruolo di Napoli, antica capitale anche della sana dieta mediterranea. Corsi di educazione ambientale e di ecologia, con esercitazioni pratiche su ciclo dei rifiuti, smaltimento, riciclaggio e compostaggio (per la trasformazione della parte umida in compost da utilizzare come fertilizzante); attivazione della filiera per la trasformazione della parte secca in materia prima, utilizzabile per la produzione di nuovi beni, ed utilizzo d’impianti di trattamento a freddo senza alcuna combustione per la parte residua dei rifiuti. Tali corsi saranno finalizzati a perfezionare la raccolta differenziata casa per casa, come alternativa ad inceneritori, discariche ed “eco”balle, per lo smaltimento delle quali non basterebbe un’eternità. Un altro piano, ben più complesso, prevede la bonifica del territorio dai pericolosissimi rifiuti tossici disseminati dalla camorra, con la complicità di molti imprenditori del nord. Si è riscontrato, tra le zone a nord di Napoli ed il casertano (la “terra dei fuochi”), un inquietante aumento di tumori – per troppo tempo tenuti sotto silenzio anche per non far crollare i prezzi delle case – riconducibili allo scellerato, criminale trattamento di questi veleni sotterrati in cave, discariche e perfino mescolati al materiale scadente usato per costruire i manti stradali, o addirittura come si usa sciaguratamente dire..“termovalorizzati”, causando l’immissione di sostanze cancerogene nell’aria e la distruzione d’interi raccolti di mele, pere ed agrumi. A tal proposito sarà necessario predisporre registri dei tumori in tutta la regione per monitorare la drammatica situazione della salute dei cittadini campani, vittime di un vero e proprio olocausto ambientale che ha trasformato la Campania nello sversatoio nazionale di ogni genere di rifiuti.  Educazione stradale, civica, educazione sessuale (quest’ultima a partire dalle scuole medie).  Nozioni di pronto soccorso ad opera di professionisti che formeranno un gruppo chiamato “Bona Sanità”, una sorta di sanità a 5 stelle impegnata a trasmettere nuovo slancio e sollecitudine a questo settore così disastrato, fornendo un’assistenza efficiente nelle sue basi essenziali, a cominciare dalla relazione d’aiuto, passando per la terapia della risata e quella del dolore, fino all’accompagnamento dei malati terminali, cercando di supplire alla carenza di personale tagliato dalle irresponsabili finanziarie. Saranno coinvolti operatori volontari nella rianimazione di persone vittime d’incidenti. Offriranno il loro patrocinio gli ospedali Cardarelli, Santobono-Pausylipon, Pascale, Monaldi, Ascalesi, Incurabili, Pellegrini, San Gennaro, San Paolo, Loreto Mare, il Policlinico e il Ruggi di Salerno.  Diffusione della cultura dello sport, come strumento leale, sano ed educativo per la formazione caratteriale; s’improvviseranno anche campetti di pallavolo all’aperto.  Scuole di marketing turistico, artigianato (arte presepiale, pittura, scultura), gastronomia e cucina tradizionale.  Laboratori teatral-canoro-musicali, arti per le quali questa città ed i suoi abitanti possiedono una naturale vocazione; danza e ballo moderno, a cura di aderenti ai centri ricreativi.  Individuazione e restauro delle sedi della Cooperativa che prevedano spazi per la presentazione e la vendita di prodotti locali tradizionali, e spazi per l’ufficio/help-desk. Si prevede di creare una di tali sedi in un’area adiacente le famigerate Vele, con un’eventuale collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli, per la realizzazione della ristrutturazione e degli arredi interni, secondo i canoni tradizionali. In seguito sarà creata un’altra Cooperativa civica, denominata “CLEANAPLES”, che si occuperà anche di tutela ambientale distribuendo gadgets dagli opportuni slogan, organizzando gite, escursioni e campagne di pulizia di strade, piazze, vicoli, parchi, boschi, spiagge e scogliere, favorendo occasioni di incontro, conoscenza e..innamoramento, stimolando la maturazione di una responsabilità ecologica. Gli uffici saranno dislocati sul lungomare di Mergellina, o in un’area da individuare tra Castel dell’Ovo, la Riviera di Chiaia e largo Sermoneta, al posto degli chalet abusivi.

Un’ulteriore attività della Cooperativa riguarderà l’approfondimento della mappatura dell’offerta eno-gastronomica, artistico-culturale e del potenziale attrattivo della città, in particolare per la rilevazione degli standard di qualità e sicurezza presenti. Il personale delle Cooperative giovanili riceverà ulteriore formazione da professionisti dell’Ente Provinciale del Turismo e dell’Università nei seguenti settori:

 Legislazione del lavoro con nozioni basilari di civismo  Marketing territoriale & sviluppo (offerta culturale, eno-gastronomia, eco-turismo)  Lingue straniere  Strumenti informatici  Storia e tradizioni della città  Tecniche di ricerca e documentazione

A tali scopi saranno destinate molte strutture confiscate alla camorra (palazzi, edifici, appartamenti, ville) che diventeranno vere e proprie oasi per il lavoro, lo svago, la cultura e la creatività, adeguate secondo criteri antisismici. Si utilizzeranno alcune di queste per realizzare le “Fucine delle reazioni vitali”, organizzate, in giorni stabiliti della settimana, dai familiari delle innocenti vittime della camorra e da chi ha dovuto subire il pizzo o l’usura. Costoro si riuniranno e metteranno in comune, in un gradevole clima di reciproca fiducia, collaborazione e sostegno, le proprie abilità, capacità e competenze atte a costituire una Banca del tempo, oltre alla disponibilità a trascorrere insieme alcuni piacevoli momenti, per mitigare il dramma di situazioni che li hanno indubbiamente messi a dura prova, tentando anche di rielaborare il dolore e a trasformarlo in impegno civile. La Campania detiene un triste primato: è la regione italiana con il più alto numero di vittime innocenti della criminalità, circa 300, ed è la seconda regione per numero di beni confiscati alla camorra – circa 1900 – quei patrimoni che lo Stato ha sottratto ai boss e che sono stati restituiti alla società civile. Si predisporrà dunque, a favore dei familiari, una rete di protezione da parte di polizia e reparti investigativi, con un adeguato supporto psicologico, legale e, per chi crede, anche spirituale. Sarà fatto largo uso di intercettazioni telefoniche, interrogatori di pentiti e perquisizioni che non renderanno immuni i rappresentanti delle istituzioni, con il preciso scopo di isolare i clan che ancora oggi controllano il territorio, quasi come un tempo facevano, Normanni, Angioini, Aragonesi e Borboni. Speculare situazione è riscontrabile purtroppo nella nostra amata Nazione, per tanti versi democrazia di facciata molto simile ad alcuni regimi sudamericani ed asiatici, inebetita da anni di Governi composti da becere e inette caste politiche, le cui colpe sono fin troppo evidenti, se consideriamo gli alti costi e gli sprechi, la fatalistica leggerezza, la vaga e vuota retorica nel trattare i problemi del Paese, l’aver elevato per troppi anni la disonestà – definita “furbizia” – a valore primario e, ancor peggio, la silenziosa complicità con cui.. si affronta il fenomeno mafioso. I giusti sopportano e resistono; uniti lottano, cantano e marciano inconsapevolmente verso l’atto più rivoluzionario che esista al mondo: la prodigiosa rugiada del perdono.

CONDIZIONI ESTERNE

E’ assolutamente necessaria la massima collaborazione da parte della società civile.

 Singoli cittadini: nel trattare con cura la loro città, esattamente come la propria casa.  Fondazioni, Associazioni, Comitati, Cooperative, Movimenti (Terzo settore): nell’intervenire laddove non riescono le istituzioni a tutela dei diritti dei più deboli. Sarà fondamentale fare urgenti pressioni sui governi al fine di indurli ad aumentare i fondi destinati a Servizi di Assistenza Domiciliare ed Integrata, ad asili nido, centri di aggregazione giovanile e ricreativi, centri di ascolto, sportelli per immigrati, mense e dormitori, centri diurni per disabili ed anziani, Centri Socio-Educativi, comunità alloggio, case albergo, Residenze Sanitarie Assistenziali, ricoveri di sollievo, Residenze Sanitarie Disabili, gruppi appartamento, appartamenti protetti, comunità di accoglienza, comunità di recupero e di riabilitazione, caregivers di sostegno familiare, etc.. così vitali per la salvaguardia dell’integrità psico-fisico-relazionale di soggetti fragili, che da soli non ce la fanno: persone povere ed isolate, orfani, minori in disagio o indagati di reato, famiglie emarginate e multiproblematiche, madri nubili, malati, diversabili, immigrati, carcerati, tossicodipendenti, vittime di violenze o incidenti.  Forze dell’ordine: nel garantire protezione ai cittadini e sanzionare le infrazioni al viver civile. Il finanziamento di mezzi e strumenti per salvaguardare la sicurezza sarà tra quelli prioritari rispetto ad altri stanziamenti voluttuari, in modo da contrastare più efficacemente il predominio delle cosche. Fulgidi modelli per militari e civili sono, tra gli altri, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il vice questore di Palermo Ninni Cassarà, vittime di mafia.  Magistratura: nell’assicurare la certezza della pena tramite una decisa ed equilibrata repressione dei reati. Incoraggianti esempi sono quelli offerti da Raffaele Cantone, magistrato napoletano già alla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura di Napoli (attualmente sotto scorta), ed ora componente della task-force governativa per l’elaborazione di proposte in tema di lotta alla criminalità organizzata, e da tutti i magistrati che lavorano in sintonia con l’onesta e scrupolosa dedizione costata la vita a uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Rosario Livatino..  Istituzioni: nel predisporre regole certe, applicate e controllate da chi di dovere, e nel confrontarsi con i cittadini, favorendone il coinvolgimento nelle decisioni.  Mass media: nel divulgare un’informazione quanto più possibile completa, attendibile, equilibrata, ragionata, ma soprattutto veritiera. Gioverà, a tal proposito, l’apporto di giornalisti del calibro di Sandro Ruotolo, Rosaria Capacchione, Erri De Luca, Arnaldo Capezzuto, insigniti di alcuni premi internazionali per lo sforzo a favore di un giornalismo slegato, l’impegno sociale, il coraggio e lo zelo nel divulgare fatti significativi di cronaca quotidiana, anche sfidando i poteri forti e la malavita.

La verità e la memoria rendono gli uomini liberi, non il servilismo.

FONTI DI FINANZIAMENTO

Principale finanziatore sarà per il 50% il Governo, per il 35% la Regione, attraverso i contributi del Fondo Sociale Europeo e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, di cui la Campania, classificata tra le Regioni europee ad “Obiettivo 1” secondo i parametri socio-economici dell’Unione, potrà beneficiare se in grado di sfruttare adeguatamente queste preziose sovvenzioni con progetti chiari e realizzabili.
Le modalità di utilizzo dei fondi saranno costantemente monitorate da revisori contabili esterni, che vigileranno su eventuali sprechi, frodi, tangenti, o ruberie. Il restante contributo sarà a cura di altri enti, fondazioni e privati cittadini, per l’ammontare complessivo di 250 mila €, così suddivisi:

RISORSE UMANE- RISORSE MATERIALI – BUDGET

Corsi /laboratori pomeridiani Docenti, genitori, volontari Aule,banchi,sedie, strumenti multimediali 30.000 € Attività sportive Istruttori, allenatori Impianti sportivi: palestre,piscine,campi delimitati 50.000 € Formazione professionale: arte/artigianato,gastronomia, mestieri tradizionali Professionisti di settore,artisti,maestri Attrezzature didattiche, botteghe, laboratori, arnesi 20.000 € Salvaguardia Ecologia & ambiente Docenti in Scienze ambientali,operatori ecologici Materiale informativo, attrezzi per le esercitazioni pratiche 25.000 € Istituzione Cooperativa giovanile Persone selezionate; personale esperto che le formerà Locali adatti adibiti ad uso ufficio e spazio per esposizioni 40.000 € Documentazione storica, inchieste sul territorio e riscoperta musical-popolare Bibliotecari, archivisti, giornalisti, scrittori, musicisti, ballerini, artisti di strada Biblioteche, archivi multimediali, attrezzature Rai, strumenti musicali tradizionali, piazze storiche ristrutturate 40.000 €
Educaz. Musicale bambini Docenti conservatorio Aule, strumentistica musicale e stereofonica 15.000 € Altre attività ricreative o d’evasione Volontari, educatori, maestri di strada Adeguamento spazi aperti/chiusi attrezzati e sicuri 20.000 € Campagne sensibilizzazione Stampa, animatori Libri,opuscoli,Internet, tv, giornali locali 10.000 €

RISULTATI ATTESI

 1. Aumento dell’occupazione;  2. Diminuito tasso di devianza sociale e di microcriminalità;  3. Più giovani dotati di istruzione di base, alfabetizzazione informatica e conoscenza delle lingue tali da agevolarne la ricerca di un posto di lavoro;  4. Formate persone in eco-turismo, marketing, documentazione e folklore-artigianato che ne faciliteranno l’inserimento professionale con una migliorata conoscenza delle proprie tradizioni;  5. Diffusa sensibilità ecologica e senso civico dei beneficiari e, di riflesso, anche dei cittadini; periodica raccolta, pulizia e rimozione differenziata di ogni genere di rifiuto;  6. Favorita diffusione di discipline sportive “minori”, come sani mezzi di crescita che possano prevedere anche l’inserimento e la partecipazione a competizioni organizzate dalle società sportive;  7. Creati momenti di svago e cultura, come occasione di maturazione ed arricchimento, di conoscenza reciproca, divertimento e benessere psico-fisico;
 8. Accresciuta stima per le proprie radici / Valorizzate le peculiarità artigianali, tradizionali ed artistiche cittadine;  9. Costituita Cooperativa-infopoint che darà nuova linfa all’industria ricettiva locale;  10. Migliorata presentazione del territorio;  11. Raggiunto livello accettabile di trasparenza e buona/normale amministrazione che perfezionerà sviluppo ed infrastrutture; frenato impatto criminalità, diminuita emigrazione. Prospettive di ritorno di molti emigrati dall’estero e regioni settentrionali.

INDICATORI OGGETTIVAMENTE VERIFICABILI / FONTI DI VERIFICA

(rispetto ai risultati attesi)

 Quantità dei contratti di lavoro regolarizzati / Archivi dei datori di lavoro (risult. 1).  Diminuzione № di denunce e arresti / Schede degli archivi dei Tribunali civili e penali e dei Commissariati di Polizia; tessere di adesione a centri filantropici (risult. 2).  № attestati di frequenza ai corsi di formazione, diplomi, titoli di merito; quantità delle persone impiegate / Registri degli archivi di scuole, istituti e botteghe (risult. 3 e 4).  Diminuzione quantità (in quintali) di rifiuti presenti per le strade del quartiere target, uso ottimale dei contenitori per la raccolta differenziata / Verifiche dirette sul campo; diminuite ricette mediche e minori vendite di farmaci per curare le malattie direttamente riconducibili all’inquinamento (risult. 5).  № di tesserati in più / Registri di iscrizione delle Soc. sportive (risult. 6).  № dei partecipanti ad eventi formativi rispetto alle persone informate / Manifesti di eventi ricreativi ed eventuali verbali di presenza (risult. 7).  Rivalutata immagine della cittadinanza, tangibile considerazione anche internazionale/ Quantità di acquisti di beni tradizionali / Ricevute da vendite di negozianti ed altri rivenditori (risult. 8).  № di richieste di biglietti, ordinazioni di opuscoli ed altro materiale informativo / Fatture di tipografie, eliografie, tagliandi S.I.A.E. (risult. 9).  № prenotazioni, acquisto pacchetti turistici, presenze nelle strutture ricettive e nei locali pubblici / Fatture di alberghi, ristoranti, locali, bar. (risult. 9 e 10).  Regolarità/normale gestione di bandi, concorsi, esami, appalti, contratti, assunzioni, nomine, ispezioni, controlli. Sicurezza ed incentivi per imprese ed esercizi commerciali. (risult. 11).

BENEFICIARI

Cento persone tra disoccupati e minori in condizioni di forte disagio sociale, più venti bambini, in base ad ulteriori requisiti stabiliti da formatori ed assistenti sociali. Il progetto prevede vari cicli di attivazione per cui, in seguito ne beneficeranno altri e, compatibilmente con i fondi, si provvederà ad estenderlo su scala regionale.

“La vita è una cosa da riempire bene, senza perdere tempo. Anche se a riempirla bene si rompe. Bisogna attraversarla bene, senza sprecare un passo e senza temere di sbagliare. L’errore è sempre meglio del nulla. (Oriana Fallaci, “Niente e così sia”)

PARTNERS

Collaboreranno al progetto ed alle sue varie attività:  Scuole del quartiere, biblioteche ed altri istituti cittadini, con l’ausilio di genitori e di insegnanti disposti a prolungare, in parte a titolo gratuito, l’orario delle lezioni.

 Centri associativi ed altre comunità coadiuvate da zelanti, splendidi sacerdoti -“pretacci”, amava dire Candido Cannavò – che non si genufletteranno di fronte ad intimidazioni e soprusi camorristici, come don Aniello Manganiello, padre Alex Zanotelli, don Tonino Palmese, don Mario Ziello, don Maurizio Patriciello (della terra dei fuochi), don Luigi Merola, ideatore della fondazione “’A voce d’’e creature”. Non mancherà loro il sostegno dell’ispirato biblista e filosofo napoletano don Bruno Forte. Lo scrittore Roberto Saviano, costretto ad un assurdo, incredibile esilio blindato solo per aver avuto il coraggio di denunciare il marcio, e chi come loro ha scelto di affrontare il problema “prendendo di petto il toro per le corna”.

 Campioni plurititolati delle piscine che toglieranno i ragazzi dalla strada affidandoli allo sport, come “l’eminenza grigia” – il professore della pallanuoto – Paolo De Crescenzo, il “mancino terribile” Franco Porzio, “il 7 più bello” Mario Fiorillo, il difensore coi fiocchi Pino Porzio, il gigante Carlo Silipo; il jolly Francesco, l’estroso Antonello e il furetto Stefano, figli di una saga interminabile, quella dei Postiglione; “il drago” Fabio Bencivenga, “’o lione” Piero Fiorentino, “la saracinesca” Paolo Trapanese, plasmati alla scuola di maestri come Fritz Dennerlein, Mino Cacace, Ratko Rudic e lo stesso Paolo De Crescenzo. Atleti dalla classe pura ed eccelsa che hanno segnato un’epoca difficilmente ripetibile, dando splendido lustro allo sport napoletano e nazionale, sensibili ad una sana valorizzazione dei giovani. E come non ricordare, in nome della dimensione mondiale dello sport, alcuni formidabili campioni stranieri che hanno giocato a Napoli e che hanno costituito edificanti esempi per i nostri giovani, come gli ungheresi Attila Sudar, Georgy Gerendas, Gergely Kiss e l’inarrivabile Tamas Kasas; i serbi Alexander Sostar, Dusan Popovic e Vanja Udovicic; i croati Zoran Roje e Goran Sukno; i montenegrini Igor Gocanin, Boris Zlokovic e Nikola Janovic; il russo Alexander Erychov, l’americano Chris Humbert, lo slovacco Roman Polacik, il romeno Bogdan Rath, e il cubano Amaurys Perez, tuttora in attività. Costoro, rispetto ai calciatori, non coltivano prospettive di guadagno, ma di autentica passione, sacrificio e attaccamento alla squadra, risultando, quindi, modelli credibili e alternativi che i giovani possono notare. Ruoli importanti saranno svolti da Fabio Cannavaro, campione del mondo anche fuori dai manti erbosi, che potrà fungere da traino per i tanti ragazzi che sciamano nei campetti e nelle strade cittadine; da Ciro Ferrara, indimenticato mastino del Napoli e della nazionale, da Nando De Napoli, Antonio Careca e Diego Maradona junior, campione di umana modestia, nonostante l’ingombrante nome. Sarebbe significativo, a tal proposito, veder tornare a Napoli l’indimenticato pibe de oro Diego Armando Maradona, la cui esuberanza ha rivelato un’umana fragilità che non ce l’ha fatta a resistere di fronte al potente richiamo delle spire della trasgressività, della devianza e poi della dipendenza, auspicando da parte sua il dovuto riconoscimento della paternità del figlio napoletano.  I Circoli Nautici e polisportivi cittadini (Posillipo, Canottieri, Rari Nantes, Savoia, Acquachiara ed il Canottieri Irno di Salerno); le piscine “Massimo Galante” di Scampia, la “Scandone” di viale Giochi del Mediterraneo, la piscina olimpionica della Mostra d’Oltremare, la “Simone Vitale” di Salerno e quelle costruite, a cavallo dell’entusiastica scia del trionfo olimpico a Barcellona del Settebello azzurro, con i fondi istituiti dalla legge 219.
La Società “Partenope” per il rugby, il centro sportivo “Virgiliano” a Posillipo e lo stadio “Collana” al Vomero per l’atletica leggera; le scuole di canottaggio con la supervisione dei “fratelloni d’Italia” e di Castellammare Carmine e Giuseppe Abbagnale, quelle di vela con Pippo Dalla Vecchia e Francesco De Angelis. La scuola arti-marziali di Giovanni Maddaloni a Miano, l’Accademia di Scherma con Dino Meglio, Gigi Tarantino e Diego Occhiuzzi, le scuole di boxe amatoriale di Marcianise con l’aiuto di Patrizio Oliva. L’Ippodromo di Agnano, che si renderà disponibile per corsi – a prezzo politico – di equitazione ed ippoterapia per ragazzi disabili. I palazzetti polifunzionali di Fuorigrotta, Vomero e Ponticelli, i gestori di impianti rionali, ulteriori sodalizi e strutture sportive che in seguito vorranno aderire.

 Le Confederazioni dell’artigianato ed artistiche; vivacissimi gruppi che si battono per i valori civici, come il Comitato “Don Peppe Diana”, sorto per ricordare il giovane sacerdote di Casal di Principe assassinato dalla camorra, idealmente unito all’opera di don Pino Puglisi a Palermo, ed autore del manifesto “Per amore del mio popolo non tacerò”. Le Associazioni “Luigi & Paolo”, “Libera”, quelle antiracket ed i maestri di strada; la fondazione “Napoli 99”, la corale de “I Cantori di Posillipo”, nota per le divulgazioni canore con indovinati sfondi monumentali; le associazioni che tutelano l’arte cinematografica, teatrale e delle espressioni corporee con il patrocinio dello splendido Teatro “San Carlo” (primo teatro lirico d’Europa), e la preziosa consulenza dei maestri partenopei Riccardo Muti e Salvatore Accardo, dei teatri Politeama, Sannazaro, Diana, Mercadante, del ricostituendo San Ferdinando e del “Verdi” di Salerno. Il grande regista e sceneggiatore napoletano Francesco Rosi (“Le mani sulla città”), il napoletanissimo attore-nuotatorepallanuotista Carlo Pedersoli “Bud Spencer” e la bravissima Sofia Loren di Pozzuoli.

 La Seconda Università di Napoli (SUN), l’Istituto per gli studi storici, quello per gli studi filosofici e l’Orientale. La meravigliosa istituzione specializzata nella divulgazione scientifica e tecnologica, e amica dei bambini, “Città della Scienza” di Bagnoli, centro d’eccellenza dell’ingegno napoletano che continuerà ad operare nonostante il gravissimo attentato incendiario che ne ha menomato le strutture; il Polo Scientifico e Tecnologico “Technapoli” dell’area metropolitana; le strutture cittadine del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Interverrà anche la prestigiosa Accademia Militare “Nunziatella” nella promozione di seminari a Palazzo Pizzofalcone che avranno come argomento la disciplina, il metodo e la perseveranza, qualità fondamentali per una buona organizzazione e preparazione in ogni aspetto della vita. Il prestigioso Acquario di viale Anton Dhorn e l’Orto botanico saranno disponibili per visite guidate tese a sensibilizzare, suscitando interesse verso i temi ambientali e naturalistici. Si punterà decisamente sulla cultura come efficace antidoto contro la bestialità e su tutto ciò che costituisce.. l’oro di Napoli.

“Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare” (Seneca) ma…

..“Se tu segui tua stella non puoi fallire a glorioso porto” (Dante, IF XV)

Per stupirsi di nuovo e custodire

ALLE INNOCENTI VITTIME DELLA CRIMINALITA’

Quante stelle nel nostro cielo metropolitano! Se la sera ci si ricorda di alzare la testa, presi come si è dal quotidiano lo si vede sempre più sfavillante ed incantato. Stelle grandi e un po’ più piccole: qualcuna proprio brillante, un’altra sembra giocare nel buio qualche altra sembra farti l’occhiolino; taluna a guardarla sembra gli occhi di Valentina, 2 anni qualcuna ha gli occhi di Nunzio, 2 anni anche lui, talaltra ha il sorriso di Luigi e Paolo, amici per la pelle pure lassù. C’è un’altra ancora che rifulge dell’amore di Stefano, non più qui, dopo aver difeso la sua amata. Ora si vede anche lo scintillio di Annalisa, e si sente nell’aria il delicato profumo di Gelsomina Verde. La stella più grande, che sembra vigilare sulle più piccoline, non può che essere mamma Silvia, adesso accolta dalla Madre di tutti e di coloro che più non ce l’hanno. Una parte di città piena di silenzi e di angosce, calma piatta delle cattive coscienze è avvolta nel buio. Ma a voi, luccicanti stelle, cosa importa più? Lì è pace. E’ bellezza. E’ eternità. La notte in città è un tunnel buio per chi non vede il cielo.

Trattasi di uno scritto, da me un po’ adattato e che mi ha molto emozionato, di una lettrice del giornale ”Il Mattino”

«Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; Egli le chiama e rispondono: Eccoci! e brillano di gioia per Colui che le ha create.» Baruc 3, 34-35

Qualunque ente, corpo o apparato, in mano alla criminalità, strangolato dalla corruzione e sepolto nell’illegalità..è MORTO.

Riporto qui alcune ulteriori citazioni, colte tra libri e film, che mi hanno in un certo senso scosso e che considero pratiche e utili in questo specifico contesto:

Clara a Blanca: «Si deve lottare per vivere perché la vita è un miracolo…» dal romanzo (in film) “La casa degli spiriti” di Isabel Allende

Contro ogni guerra, divisione, dittatura, prevaricazione: Se ogni uomo non accetterà di porsi sullo stesso piano degli altri, o se necessario portarne inizialmente il peso un gradino al di sotto, nel mondo non farà che crearsi un focolaio di conflitti liberamente adattato dall’esempio e dagli scritti di Mohandas Karamchand Gandhi

Andy a Red: «Ricorda amico, la speranza è una cosa buona forse la migliore delle cose, e le cose buone non muoiono mai» Dal racconto “Rita Hayworth and the Shawshank redemption” (in film: Le ali della libertà, di F. Darabont)

«Ascolto e poi dimentico vedo e qualcosa ricordo, agisco e soltanto adesso comprendo» (Dal libro “Prendi la vita nelle tue mani” di Wayne Dyer)

«Una cicatrice è un segno indelebile, ma non una malattia; ciascuno di noi a mente fresca, può riprendere le redini della propria vita e camminare insieme agli altri a testa alta, spalle dritte e piedi fermi a terra» Dal film “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini

«Mi rifiuto di ammettere la disperazione come risposta ultimativa alle contraddizioni della storia. Io ho fede che la giustizia martoriata possa rialzarsi dalla polvere della vergogna per regnare, sublime, tra i figli degli uomini.» Martin Luther King (I have a dream)

«Le amarezze di una persona coraggiosa non le impediscono di danzare e sentirsi serena» (Proverbio del Rwanda)

«Quanto più stanca è la mano, tanto più limpida è la vita» Ernst Wiechert “Das einfache Leben” (La vita semplice)

«Quando punterai gli occhi dentro ai miei io saprò sostenere lo sguardo.. ..Io sono qui, e la mia anima non è solo un numero appoggiato su di me..» Enrico Ruggeri “Nessuno tocchi Caino” (ma difendiamo anche Abele)
«Quando piovono guai c’è molta gente che scappa e pochi altri che tengono duro. E l’anima di questo ragazzo che non cerca protezione, ma affronta il fuoco, è intatta! Non è negoziabile» Dal fervoroso discorso finale di Frank Slade – Al Pacino in “Scent of a woman”

«Proprio quando il fango sale bisogna farsi roccia, per segnare la strada giusta nella storia» Enzo Biagi (Io c’ero), a proposito di Giovanni Paolo II

«Molti uomini hanno vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo, ribellatevi.. non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. Rendete straordinaria la vostra vita! Osate cambiare, cercate nuove strade. Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta.» Dalle esortazioni del professor Keating – Robin Williams, nel film “L’attimo fuggente”, colte da una citazione di H.D. Thoreau in “Walden – Vita nei boschi”.

«Cogli la rosa quand’è il momento, che il tempo, lo sai, vola, e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà» (Orazio)

Gratitudo usque ad martyrium. Marcello a Demetrio: «Ti devo più della vita, per quello che mi hai fatto, grazie. Addio, amico..» (dal film La Tunica)

Mio Dio, trasforma questo suolo in un terreno fertile perché i tuoi semi non cadano invano.. (dal film “La rosa bianca”)

Alla Napoli dei suoi illustri figli: Nella santità: San Gennaro, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, San Giuseppe Moscati Nel dare la vita e nella difesa della Patria: Salvo D’Acquisto, Armando Diaz Nella letteratura e nella poesia: Vincenzo Cuoco, Jacopo Sannazaro, G.Battista Marino, Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio Nella filosofia, nell’economia e nel diritto: G.Battista Vico, Antonio Genovesi, Gaetano Filangieri Nella politica d’impegno: Luisa Sanfelice, Masaniello, Eleonora Pimentel Fonseca, Carlo Pisacane, Luigi Settembrini Nell’arte pittorica e scultorea: Salvator Rosa, Luca Giordano, Massimo Stanzione, Domenico Morelli, Battistello Caracciolo, Giacinto Gigante, Luigi Vanvitelli, Gian Lorenzo Bernini, Domenico Vaccaro, Vincenzo Gemito, Cosimo Fanzago

Nella musica e nella canzone: Ruggero Leoncavallo, Domenico Scarlatti, Domenico Cimarosa, Enrico Caruso, Giovanni Gaeta “E.A.Mario” (autore de “La canzone del Piave”), Roberto Murolo, Sergio Bruni, Renato Carosone Nel teatro e nel cinema: Eduardo Scarpetta, Raffaele Viviani, Totò, Eduardo, Peppino De Filippo, Nino Taranto, Vittorio De Sica, Massimo Troisi Nel giornalismo: Giancarlo Siani, Matilde Serao Nella marina: Francesco Caracciolo Nello sport: Gildo Arena, Giampaolo De Medici, Enzo D’Angelo

E alla Napoli nostra e dei suoi tanti amatori, appassionati cultori e visitatori: Letterati: Giacomo Leopardi, Benedetto Croce, Francesco De Sanctis, Virgilio (quem tenet nunc Parthenope), Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Johann Wolfgang Goethe, San Tommaso D’Aquino, Alexandre Dumas, Guglielmo Pepe.. Artisti: Michelangelo Naccherino, Josè de Ribera, Giuseppe Verdi, Giovanni Paisiello, Alessandro Scarlatti, Wolfgang Amadeus Mozart, G.Battista Pergolesi, Mattia Preti..

CONCLUSIONI

Una mentalità ancora adultocentrica non fa che riflettere la crisi di democrazia che regna oggi nell’impero dei potenti: decidono i più forti, per tutti, anche per i più fragili; senza consultarli, né rispettarli. Invece questi “ultimi” dovrebbero essere posti al centro delle politiche, in cima alla lista delle priorità, quali indispensabili interlocutori per le decisioni che li riguardano e che comprendono la collettività tutta intera. E saranno proprio essi a riscattare la nostra terra, così stordita e avvelenata. Questo “manifesto”, come mi è piaciuto chiamarlo, senza grosse pretese in quanto solo osservativo di una porzione relativa ad una realtà complicata, variegata e di difficile lettura come quella napoletana, vista da un comodo palchetto esterno e non vissuta quotidianamente, non dovrà tuttavia essere collocato frettolosamente nella sfera dei disegni irrealizzabili, dato che, senza limitarsi a idealizzare faraoniche strutture e a criticare la realtà attuale, punta decisamente sul prezioso contributo che la capacità di persone volitive può dare. Né, a ben vedere, può definirsi utopistico, per quanto appaia di difficile realizzazione, non disdegnando talvolta di adoperare anche un po’ di sana ironia. Si aspetta contestualmente che i soggetti deputati a servire la società civile – e lautamente pagati per farlo con i soldi, le fatiche, persino il sangue dei contribuenti – compiano ciò che in altri Paesi è ritenuta cosa normale, scontata, il minimo, l’indispensabile: il proprio dovere, e anche di più. Evitando che siano coscienziosi sacerdoti, volenterosi cittadini o improvvisati idealisti a sostituirsi allo Stato, anche rischiando la propria vita, per colmare le voragini delle inadempienze istituzionali. E’ facendo ripartire Napoli ed il Meridione che si potrebbe smuovere l’intera Italia, terra stupenda e di fervorosi impulsi da ravvivare; cerniera tra il benestante, frenetico nord ed un sud modesto e bello, pieno di risorse prosciugate nel tempo e trasferite altrove da infimi governanti. Ponte tricolore cinto d’azzurro tra l’Europa protestante e le culture arabo-islamiche. Giovane Nazione estrosa e sviluppata, eppure ancor bigotta ed arretrata; più volte campione del mondo in numerosi sport. Comunità dei tanti assurdi e di altrettante eccellenze, di emigrati e di immigrati, di abitanti diffidenti, provinciali e generosi, delle tante contraddizioni. Paese musicale, sfregiato e tenace, alla portata di tutti. Concludendo, possiamo affermare che c’è comunque, a Scampia, una ricerca-azione continua che, nonostante gli esigui autofinanziamenti è in continua evoluzione, scardinando così quell’immagine da luogo comune di immobilismo partenopeo e rassegnata accettazione di fronte ai problemi.

Cara Patria nostra, trepidante e premurosa, che pur ti fregi tra le filiali gemme della Sirena Partenope, possa Tu essere risollevata dall’operoso slancio di gente onesta, che provi a risanare le tue tante ferite.

Riferimenti bibliografici

Scampia su internet (Da http://www.girodivite.it nelle terra di camorra); http://www.scampiainforma.it; http://www.cafebabel.it

– Aprile P. – Giù al Sud. Perché i terroni salveranno l’Italia – Piemme, Milano 2011 – Bocca G. – Napoli siamo noi. Il dramma di una città nell’indifferenza dell’Italia – Feltrinelli, Milano 2006. – Cannavò C. – Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede – Rizzoli, Milano 2008. – Cantone R. – Solo per giustizia. Vita di un magistrato contro la camorra – Mondadori, Milano 2008. – Cerullo D. – Pronzato A. – Ali bruciate. I bambini di Scampia – Ed. Paolile, Milano 2009 – Ciotti L. – Persone, non problemi. L’utopia concreta della strada – Gruppo Abele, Torino 1994 – Esposito La Rossa R. – Al di là della neve. Storie di Scampia – Marotta & Cafiero, Napoli 2007 – Gazzola A. – Intorno alla città. Problemi delle periferie in Europa e in Italia – Liguori, Napoli 2008. – Loffredo A. – Noi del rione Sanità. La scommessa di un parroco e dei suoi ragazzi – Mondadori, Milano 2013-
– Manganiello A. – Manzi A. – Gesù è più forte della camorra. I miei sedici anni a Scampia fra lotta e misericordia – Rizzoli, Milano 2011 – Pizzuti D. – Le due Napoli – Giannini, Napoli 2011 – Ravveduto M. (a cura di) AA. Vv. – Strozzateci tutti. Il nostro impegno civile contro le mafie – Aliberti, Roma 2010 – Saviano R. – Napoli comincia a Scampia – L’ancora del Mediterraneo, Napoli 2005 – Urbani I. – La buona novella. Storie di preti di frontiera – Guida, Napoli 2013

Annunci

“Fratello John, Sorella Mary” – Le tragicomiche imprese di un operatore sociale napoletano in un’opera corale

di Elvira Sessa

In “Fratello John, Sorella Mary – Le nuove avventure semiserie dell’operatore sociale precario Mauro Eliah” (Ed. Spartaco, giugno 2016), Marco Ehlardo tratteggia, con efficaci pennellate agrodolci, il quadretto di un operatore sociale a Napoli.

Protagonista è Mauro Eliah, alter ego dell’Autore (impegnato da oltre quindici anni nel settore sociale) che già ha dato prova di sé nel riuscito romanzo di esordio “Terzo settore in fondo” (sempre edito da Spartaco, v. http://www.citizensalerno.it/terzo-settore-in-fondo-nel-libro-di-ehlardo-la-controversa-realta-del-volontariato-campano-per-i-rifugiati/).fratello-john-sorella-mary-solo-avanti-250x396

Come in “Terzo settore in fondo”, anche qui si avvicenda una pittoresca moltitudine di personaggi: assessori comunali dai roboanti proclami (“Più accoglienza integrata. Più integrazione accogliente”), parianti (coloro che si interessano dei migranti solo per feste e cene etniche), figure come Federico, il leader dell’associazione “8 luglio” “prima marxista-leninista, poi trozkista, ora gesucristista”, avvocati come Ornella “che tira fuori le sue innumerevoli amicizie tra deputati e senatori (tutti però inconsapevoli di un tale legame)”.

Sullo sfondo, regna Napoli “che non è una città, è come gli Stati Uniti d’America: una federazione (…). Passare dal centro storico al Vomero è come andare da Algeri a Trento. Diverso tessuto sociale, diverso dialetto, diversa economia, diversa urbanistica”.

Ma rispetto a “Terzo settore in fondo”, quest’opera appare più riflessiva, forse più amara. L’Autore, senza trascurare le gustose descrizioni macchiettistiche dei personaggi, sembra infatti privilegiare i “retroscena” emotivi delle sue creature letterarie. Interessante in proposito, è l’alternarsi delle testimonianze del protagonista con quelle dei suoi assistiti – richiedenti asilo e rifugiati – che rende l’opera al tempo stesso corale ed intimistica, come scritta a più mani ma con un solo forte sentimento, la compassione, in un crescendo di empatia tra chi aiuta e chi è assistito.

Il valore del romanzo sembra potersi cogliere proprio in questo, nel suo rompere gli argini di ogni classificazione – sia essa legata ai ruoli professionali oppure alle categorie italiani/stranieri  – nella consapevolezza (non sempre purtroppo così evidente) che “I migranti non sono tutti santi né diavoli. Sono uomini”. In fondo, come osserva lo scrittore Pino Imperatore nella prefazione al libro, lo sforzo degli operatori sociali e volontari è proprio quello di “restituire a tanti migranti come John e Mary lo status di esseri umani.” John e Mary non sono fratelli e non sono reali, eppure entrano a pieno titolo in quella famiglia cui Marco-Mauro dedica il libro: “Ad Alessia, senza la quale Mauro non esisterebbe. E forse nemmeno io./ A mia zia Nella, il vuoto che mi hai lasciato non riuscirò mai a riempirlo”.

articolo pubblicato sulla testata giornalistica “Citizen Salerno”: http://www.citizensalerno.it/fratello-john-sorella-mary-tragicomiche-imprese-di-un-operatore-sociale-napoletano/

Il complesso dell’Annunziata: uno scrigno che racchiude l’anima più vera di Napoli.

di Luisa Emilia NuscoDSC03535

La visita al complesso dell’Annunziata di Napoli, sito nello storico quartiere Pendino, a Forcella, è un percorso che ti colpisce sotto molti – e a volte inaspettati – punti di vista e che ti accompagna piano piano fino a far vibrare le corde più profonde e più intime della tua coscienza, divenendo alfine un vero percorso interiore.
E ti accorgi ben presto che la sua struttura composita, che accoglie la Basilica della SS. Annunziata Maggiore (al cui interno si distinguono a sua volta numerosi ambienti di enorme pregio artistico), il Succorpo, la Santa Casa dell’Annunziata, il locale della Ruota, il cortile monumentale, corrisponde alla pluralità di anime di questo luogo, che è al contempo luogo di arte, di storia, di fede, di cultura, di memoria, di dolore, ma anche di speranza.

L’ingresso del complesso si raggiunge percorrendo le strade di Forcella, pieno centro di Napoli ma ancora oggi periferia sociale, addentrandosi tra sampietrini e blocchi di basalto, all’ombra dei casermoni dall’intonaco scrostato e dai balconi con i panni stesi. Non è un caso che il sito resti ingiustamente un po’ defilato rispetto ai classici itinerari turistici.

Il consiglio è quello di iniziare l’itinerario dalla Basilica, che si erge su un territorio che era situato in prossimità dell’antica cinta muraria della città di Neapolis, adibito alle Terme e poi, probabilmente, al Ginnasio. La prima chiesa – di cui restano poche tracce – risale al XIV sec., mentre numerose fonti storiche restano a celebrare la magnificenza della nuova chiesa, il cui progetto venne avviato a partire dal 1513 c.a., e che vide negli anni successivi l’intervento dei più illustri artisti del Regno di Napoli in una impo191487_0_0nente opera di decorazione. Capolavori andati purtroppo distrutti nel terribile incendio del 1757 che ha risparmiato solo la Sacrestia, la Cappella del Tesoro e la Cappella Carafa, tuttora accessibili ai visitatori. I lavori di ricostruzione (ultimati intorno al 1782) vennero affidati al grande Luigi Vanvitelli, in quel periodo impegnato nella realizzazione della Reggia di Caserta.

Di particolare suggestione, all’interno della Basilica, è proprio la Cappella del Tesoro, non solo per l’incommensurabile valore artistico delle splendide decorazioni cinquecDSC03537entesche che la adornano, ma anche per la profonda spiritualità che è in grado di trasmettere. Al suo interno, infatti, furono collocate numerose nicchie contenenti reliquie dei Santi, di cui otto ospitanti altrettanti busti in argento con i sacri resti dei martiri, poi sostituiti da busti in legno dorato sul finire del Settecento. Le fonti raccontano, altresì, che la Cappella custodiva frammenti della Croce e della corona di spine di Cristo. Elementi questi che costituiscono una ulteriore autorevole conferma della grande devozione del popolo napoletano ma suggeriscono anche la grande considerazione ed importanza che rivestiva la Chiesa all’interno della comunità religiosa.
Dopo la visita alla Basilica, il consiglio è di andare alla ricerca del custode per chiedere di accedere al Succorpo. Il che può creare qualche difficoltà ma ne vale veramente la pena, pur di visitare una tra le realizzazioni più interessanti del Vanvitelli, che la definì “Chiesa Sotteranea della S.S. Annunziata”. Si tratta in effetti di un ambiente completamente distinto dalla Basilica, concepito e realizzato dall’illustre artista per consentire le celebrazioni religiose durante il restauro della Chiesa conseguente all’incendio del 1757.
All’apertura del pesante portone in legno appaiono solo alcuni gradini che affondano nell’oscurità più assoluta, ma appena il custode accende le luci (gesto, ahimè, che conferma che questo tesoro non è di norma accessibile ai visitatori), appare allo sguardo la perfezione di un piccolo ambiente sotterraneo a pianta circolare, posto in asse con la cupola della sovrastante Basilica, così raccolto, pieno di pace e immerso nella penombra che pare ispirare le atmosfere mistiche degli incontri dei primi cristiani. Le decorazioni che adornano la Chiesa sotterranea sono di grande pregio e provengono principalmente dall’arredo della antica Chiesa distrutta dall’incendio del 1757, utilizzate dal Vanvitelli con l’intento di mantenerne viva almeno in parte la testimonianza. Di particolare interesse artistico la Madonna col Bambino del 1470 di Domenico Gagini (1420c.a.-1492) collocata sull’altare principale e il rilievo raffigurante il Battesimo di Cristo dello scultore fiesolano Andrea Ferrucci (1465-1521 ca.), collocato sull’altare di fronte.

DSC03546DSC03545

 

Quando risali le scale del Succorpo illuminate appena dalla fioca luce delle lampadine e ti ritrovi all’esterno, la luce del sole ti acceca e impieghi un po’ di tempo a riabituarti, così mentre ti fai schermo con le mani ti ritrovi a guardarti intorno nell’antico Cortile monumentale mettendo a fuoco attorno a te le alte mura e la elegante fontana di pietra centrale, ove i pesci rossi nuotano svelti come fiammelle nell’acqua verdognola, tra pesanti cespugli di muschio. E in un attimo ti ritrovi indietro nel tempo, tendi l’orecchio e ti sembra di sentire risate argentine di bambini e il rumore di passi svelti che si rincorrono, ti pare addirittura di vedere qualche faccino fare capolino dalle finestre.20151227_110105_HDR
La Real Casa dell’Annunziata fu istituita ai primi del 1300 sotto l’egida del re Roberto d’Angiò, ma è grazie alla regina Sancha di Majorca, seconda moglie del re, che nel 1343 sorse il nuovo complesso che comprendeva la chiesa, l’ospedale, l’ospizio dei trovatelli e il conservatorio delle esposte (ove le ragazze povere e/o prive di famiglia venivano internate per “conservarne” la virtù).
20151227_103715Al 1601 risale il più antico documento che attesta l’immissione di un bambino nella Ruota. Al 1875 – dopo oltre due secoli – risale la sua chiusura definitiva. Nel corso di questi due secoli, la Santa Casa (che già dal 1400 dava rifugio ai trovatelli) accolse migliaia di piccole creature lasciate nella “ruota”, una struttura composita che aveva il suo nucleo in un cilindro ligneo che consentiva di accogliere all’interno i neonati che venivano introdotti da una porticina d’accesso collocata in strada, all’esterno della Real Casa, celando l’identità di chi, principalmente le madri, vi si recava perché costretto ad abbandonare i pargoli.
Al locale della Ruota, di recente restaurata, si accede da uno dei lati del Cortile monumentale, accanto al Portale marmoreo che costituiva l’ingresso alla Santa Casa (oggi chiuso per restauro).
20151227_103802La Stanza è di pochi metri, coperta di piastrelle, con un semplice lavabo collocato sulla destra, senza ornamenti e priva nel complesso di particolare pregio artistico. Su tutto campeggia la struttura lignea che accoglie la ruota, posta sul fondo della stanza. Eppure l’ingresso in questo ambiente angusto, spoglio, poco illuminato, non lascia indifferenti. Ti assale un misto di sorpresa, di desolazione, di tristezza al pensiero dei piccini che fuoriuscivano da quel “ventre” ligneo come fosse stata una seconda nascita, per entrare nella loro nuova vita nell’Istituto. Una vita che per la maggior parte di loro costituiva una salvezza ed una speranza, una fuga da un’esistenza di stenti o, quel che è peggio, da morte certa.
Diverse le loro storie, che pur nell’anonimato che li accompagnava, era possibile ricostruire dai “corredini” che portavano i bambini, talora costituiti da pochi oggetti, talaltra dalla sola coperta che li avvolgeva (tutti comunque conservati a tutt’oggi negli archivi della Real Casa). Intuibile era prima di tutte la condizione sociale di provenienza: essere avvolti in una coperta di tessuto pregiato o in un umile cencio bastava, infatti, a fare la differenza tra chi proveniva da famiglie agiate e chi da famiglie indigenti. Questo spesso significava anche intuire le ragioni dell’abbandono che, nel caso delle famiglie povere, erano da ricondurre per la maggior parte alle ovvie difficoltà di vivere una vita di miseria, mentre nel caso delle famiglie agiate affondavano le radici in più complesse vicende di successioni, di primogeniture o di unioni illegittime, che spesso si consumavano tra persone appartenenti a ceti sociali differenti. Diverso, forse, anche lo stato d’animo di chi li abbandonava. Alcuni bambini recavano con loro lunghe lettere in cui le madri davano disposizioni sul loro battesimo, sul loro nome, e speravano – quando i tempi fossero stati migliori – di venire a riprendere i figli; altri portavano pezzi di medaglioni o pezzi di immaginette sacre da ricongiungere in un lontano futuro con le altre estremità staccate, gelosamente conservate da madri straziate fino al momento del loro fatidico incontro. Altri, come detto, non recavano nulla con loro se non la coperta che li avvolgeva.
Tuttavia, una volta fuoriusciti dalla Ruota, tutti questi bambini erano accomunati dal medesimo destino di abbandono, che li portava ad essere “esposti”, senza protezione se non quella della Madonna e, quindi, “figli della Madonna”, “figli dell’Annunziata” e, allora, tutti fratelli. Esposito, Degli Esposti, Sposito, Nunziata, Annunziata, cognomi che restano a testimonianza di questo legame, di questo vincolo di parentela nato come ideale e divenuto reale.
Basterebbe riflettere sulla diffusione di questi cognomi o pensare al fatto che, nell’immaginario comune, il napoletano tipico ha per nome Gennaro (come il Santo protettore della città) e per cognome Esposito per comprendere l’enorme portata del problema dell’abbandono dei bambini (espressione di piaghe ben più profonde che affliggevano la città di Napoli in quei secoli) e comprendere al contempo la grande funzione sociale svolta dall’istituzione della Real Casa dell’Annunziata.
Eppure, non riesci a non pensare al senso di abbandono e alla malinconia che dovevano spesso accompagnare i bimbi nella loro crescita e segnare per sempre le loro vite, lontano dagli affetti. Stati d’animo che sono resi egregiamente nel dipinto dell’artista Gioacchino Toma (Galatina 1836 – Napoli 1891) intitolato “La guardia alla ruota dei trovatelli”.

la guardia alla ruota dei trovatelli

L’artista, tra i maggiori esponenti della pittura dell’Ottocento napoletano, aveva provato in prima persona l’esperienza di un’infanzia infelice tra ospizi per trovatelli e conventi. Nell’opera – che raffigura due donne che riposano durante la guardia notturna, in attesa dell’arrivo di qualche neonato abbandonato nella ruota, che campeggia sulla parete di fondo della stanza – l’autore è riuscito a trasmettere il senso di miseria e nel contempo di profonda commozione che egli associava all’abbandono di quelle anime innocenti.
Toccante anche l’esperienza del grande Vincenzo Gemito (Napoli 1852 – Napoli 1929), illustre disegnatore, scultore e orafo napoletano, nonché “figlio dell’Annunziata”, abbandonato secondo le cronache il giorno dopo la sua nascita. Come non ricondurre infatti la scelta frequente di soggetti giovanili nelle sue opere, ma soprattutto l’inquietudine e la malinconia che lo condussero poi al crollo mentale, anche alle ferite di un’infanzia infelice?
Dopo tanta emozione, il consiglio è quello di concludere la visita raggiungendo l’esterno della Real Casa dell’Annunziata e di soffermarsi lungo Via dell’Annunziata dinanzi al pertugio ormai murato dove è incisa la data della chiusura definitiva della ruota, “27 giugno 1875”.

DSC03551

E’ proprio qui che il cerchio si chiude, ricongiungendo la struttura al quartiere, il passato con il presente, come un anello ideale e indissolubile che costituisce la vera essenza della Real Casa dell’Annunziata, una struttura che ti colpisce con la inaspettata bellezza artistica e architettonica, ma diventa indimenticabile per l’esperienza umana semplice ma intensa che si cela tra quelle spesse mura.

Periferie Felix: una rubrica sulla bellezza periferica

di Elvira Sessa

Con l’articolo “Casal di Principe e la sua dissidente, faticosa bellezza“, l’Associazione Felix ha deciso di inaugurare, sul suo blog, una rubrica che racconta dei tesori artistici, ambientali, culturali racchiusi nelle periferie Campane, intendendo per tali tutti quei luoghi economicamente e socialmente marginalizzati.

Convinti che è da questi luoghi che deve partire il “riscatto” della nostra Regione, raccogliamo la sfida di Italo Calvino (“Le città invisibili”): “Due modi ci sono per non soffrire.Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Seguiteci in questo viaggio. Ogni Vostro suggerimento sarà benvenuto.

Buona lettura

Quando la scrittura si fa “pittura della voce”: i Muri d’Autore

Intervista a Valeriano Forte

Maria Cristina Folino

La rinascita artistica del cuore di Salerno parte dalla Fondazione Alfonso Gatto. Sì, perché ad oggi sono ben pochi gli enti e gli incubatori capaci di fare innovazione e diffondere cultura allo stesso tempo: lo dimostra il progetto “Muri d’Autore”, di cui abbiamo deciso di parlarvi perché ideato con lo scopo di diffondere, attraverso parole e immagini, i versi immortali del grande poeta salernitano Alfonso Gatto – cui la Fondazione costantemente s’ispira per importanti ed originali manifestazioni a sfondo culturale, artistico e teatrale. Noi di Felix ve lo raccontiamo attraverso le parole del curatore di questa splendida iniziativa, Valeriano Forte (anch’egli poeta affermato e organizzatore di eventi culturali di carattere nazionale ed internazionale).doc 5

Cosa è “Muri d’Autore” e quando nasce?
Il progetto, promosso dalla Fondazione Alfonso Gatto, nasce nell’ottobre dell’anno scorso a Salerno – città del poeta omonimo – con il primo “seme” piantato nel Vicolo della Neve, in pieno centro storico, attraverso le poesie stampate su materiale cartaceo ed appese sui muri del Vicolo. In seguito, sotto la direzione artistica del maestro GreenPino (alias Pino Roscigno) e di Alice Pasquini (street artist di fama nazionale), il progetto si è trasferito presso la Scala dei Mutilati, dove non lo chiamavamo ancora “Muri d’Autore”, ma dove, a poco a poco, stavamo preparando la città ad accogliere un’iniziativa destinata ad unire poesia ed ambiente urbano attraverso un processo di riqualificazione dei luoghi. Non si tratta di un contest di street art, come alcuni hanno erroneamente inteso, ma di un vero e proprio progetto di carattere sociale, che si è espanso fino al vicolo di S. Bonosio (presso via Mercanti, nelle vicinanze dell’Arco Catalano). Anche qui i muri sono stati ricoperti di opere di street art e versi poetici, che i passanti si fermavano ad ammirare e fotografare. In quella occasione abbiamo capito che la potenza di quest’illusione era viva e reale, e poteva contribuire alla diffusione della poesia.

Dove si trova, quindi, il vero “nucleo urbano” di questa rinascita?
Il progetto coinvolge tutto il centro storico di Salerno, ma anche le aree periferiche o, per meglio dire, le “periferie in pieno centro” che si sono venute a creare in quartieri dal forte degrado architettonico. La Fondazione ha aperto un workpoint in via Mercanti, proprio nel vicolo di S. Bonosio, dove necessariamente la poesia non è soltanto quella contenuta nei libri a disposizione dei visitatori, ma diventa arte che trasuda su tutti i muri e che noi proponiamo in modo leggero all’osservatore.

Qual è stato l’esperimento più importante portato a termine con “Muri d’Autore”?
Abbiamo portato il progetto anche nella zona delle Fornelle, un quartiere che molti degli stessi salernitani non avevano mai visitato, cercando di preparare i vari interventi succedutisi nel quartiere con tempo e pazienza, e partendo con una piccola opera curata da GreenPino sui gradoni vicini alla casa di Alfonso Gatto. Non volevamo parlare al quartiere con arroganza, ma introdurre quello che, a poco a poco, sarebbe diventato un grande progetto di riqualificazione – pur mantenendo i piedi ben saldi a terra, in quanto non finanziati dalle Istituzioni – e destinato ad offrire il suo tributo per la celebrazione del ruolo-chiave della Donna e della Scuola Medica Salernitana all’interno del nostro territorio. Lo dimostrano i Murales delle Signore, che ritraggono le donne del quartiere fotografate e poi dipinte lungo una superficie di 15 metri, e le scritte in varie lingue (dialetto napoletano, ma anche spagnolo, inglese, francese) che cercano di parlare dritto al cuore degli osservatori, da qualsiasi luogo essi provengano.

Un progetto permanente, dunque, destinato a sorprendere ancora lo sguardo e la mente dei cittadini. Prossime iniziative in programma?
Domenica prossima (14 febbraio 2016) nella “rotonda” di piazza Flavio Gioia, alle 11, festeggeremo San Valentino (come già proposto l’anno scorso) attraverso il “Percorso poetico dell’Amore”, portando la musica del fisarmonicista Carmine Joanna e la teatralizzazione di alcune letture a cura di Flavia d’Aiello; parleremo di amori impossibili e tragici ispirati alla storia salernitana, il tutto grazie anche alla sensibilità del Comune che ci offre la possibilità di allestire l’evento.

doc 1
Voltaire diceva che «la scrittura è la pittura della voce». Potremmo considerarlo il messaggio nascosto dai “Muri d’Autore”?
La scrittura è certamente, come la pittura, una delle tante forme che la poesia può utilizzare per comunicare quella che è la Vita, ovvero il racconto della vita. “Muri d’Autore” è un progetto innovativo totalmente autofinanziato dai cittadini e da tutti coloro che credono nella bellezza della poesia. In questo modo, cerchiamo di combattere la povertà culturale, sociale e artistica donando forme e colori alla città.

Ringraziamo, quindi, la Fondazione Alfonso Gatto e Valeriano Forte per averci illustrato questa bellissima iniziativa che vi consigliamo di supportare, se volete, partecipando al progetto di crowdfunding disponibile al seguente link: http://www.alfonsogatto.org/muri-d-autore/; in questo modo potrete lasciare anche voi, con un verso, un po’ di bellezza nel mondo.

Casal di Principe e la sua dissidente, faticosa bellezza

Elvira Sessa

Possono venti opere d’arte dichiarare guerra alla camorra?

I numeri della mostra “La luce vince l’ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe”, svoltasi dal 21 giugno al 13 dicembre scorsi nel feudo del “clan dei Casalesi”, sembrano dire di sì.

Con circa 38.000 visitatori, di cui oltre 20 mila studenti, 50 scuole e 50 partners coinvolti ed 80 giovani volontari – casalesi e dei comuni limitrofi – designati come “Ambasciatori della Rinascita”, ossia come portavoce di un riscatto che parte dalla cultura, Casal di Principe ha lanciato la prima forte sfida contro il suo destino.11.Pacecco De Rosa, Venere e Satiro, Na Capodimonte

Tutto nella mostra – curata da Antonio Natali, Marta Onali, Fabrizio Vona e prodotta da First Social Life – parla di contrasti. A partire dall’allestimento: i capolavori sono stati ospitati in una villa confiscata al boss Egidio Coppola (detto, ironia della sorte, “Brutus”) ora dedicata al concittadino don Peppe Diana, sacerdote assassinato dalla camorra sul sagrato della sua chiesa nel 1994.

Provengono dal Museo di Capodimonte di Napoli, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dalla Reggia di Caserta e dal Museo Campano di Capua e recano la firma di artisti che vanno da Artemisia Gentileschi Lomi a Mattia Preti, da Luca Giordano a Battistello Caracciolo, spaziando da Andy Warhol alle sculture precristiane romane delle Madri di Capua.

Il primo dipinto del percorso espositivo, “Il Concerto”, una delle maggiori opere di Bartolomeo Manfredi, irrimediabilmente polverizzata da un ordigno esploso agli Uffizi nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993 in un attentato di stampo mafioso, fa venire in mente le parole dell’autobiografia “Prima che IMG-20150618-WA0005sia notte” di Reinaldo Arenas, lo scrittore e poeta cubano che ha combattuto il regime castrista con le armi della penna e del bello, subendo torture e carcere: “La bellezza, in un sistema dittatoriale, è sempre dissidente, perché le dittature sono di per sé antiestetiche, grottesche. Praticare la bellezza è per i dittatori e i loro scagnozzi un atteggiamento reazionario”.

Questa bellezza contrastata e inquieta prorompe nei chiaroscuri delle pieghe del volto della vecchia nel dipinto “Salomè” del Battistello, nella pelle levigata e perlata di Venere contrapposta a quella del ruvido Satiro nell’opera di Pacecco De Rosa, nella sensualità della spalla scoperta della mamma che assiste all’orrore della morte del figlio nell’opera “La Strage degli innocenti” di Stanzione, nella mano che, nella copia dal Caravaggio de “L’incredulità di San Tommaso”, scava feroce nel costato 17.Massimo Stanzione, Strage degli Innocenti, Na Mus. di Capodimontedi un Cristo sereno e luminoso.

Con questa iniziativa, il comune di Casal di Principe, “terra di punizione” già nel suo nome – che sembra derivi dal casale dove, sul finire del XV secolo, quando era terra malsana e acquitrinosa, era stato confinato il principe d’Ungheria per punirlo dell’ attentato alla vita del padre – si ribella a chi lo vorrebbe affossato per sempre, proponendo un nuovo modello economico della conoscenza che coinvolge banche e imprese (quali Coop Italia, Unipol, Fondazione Unipolis, Banca Monte Paschi di Siena, Aletheia, Centro Commerciale Campania), il mondo della cultura e della politica (dagli Uffizi alla collaborazione con il Soroptimist International d’Italia, l’Associazione Amici degli Uffizi, la Seconda Università di Napoli e del Comitato don Peppe Diana).

Il percorso di rinascita è tutto in salita, come sottolinea Alessandro De Lisi, responsabile culturale di “R-Rinascita”, il progetto di start up sociali in cui si inserisce l’iniziativa: “In un comune di ventimila abitanti, ben ottomila casalesi sono venuti a vedere la mostra.” e poi aggiunge con rammarico: “Siamo soddisfatti, si, ma solo parzialmente. Si vergognino quelli che non ci sono!”

Già Calvino ne “Le città invisibili”, invitava a non abbassare la guardia: “Due modi ci sono per non soffrire.Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

 

Intimiditi, isolati, collusi, reticenti: ecco l’identikit dei giornalisti in Campania nell’inchiesta parlamentare sui rapporti tra mafia e informazione

I dati 2015 forniti dalla Commissione Parlamentare Antimafia ci collocano al secondo posto in Italia per numero di minacce ai danni dei giornalisti; fa da contraltare lo sviluppo di un “mercato giornalistico editoriale” messo in piedi da organizzazioni mafiose e che vive soprattutto sul web 

di Elvira Sessa

Con i suoi 20 episodi di minacce ai danni dei giornalisti dall’inizio del 2015, la Campania si colloca al secondo posto della classifica delle regioni italiane più a rischio per la libertà di stampa. Al primo posto spicca il Lazio con 26 episodi, seguono, al terzo, la Puglia e la Lombardia con 18.foto

È questo il quadro che emerge dalla relazione dell’on. Claudio Fava, approvata lo scorso 5 agosto dalla Commissione Parlamentare Antimafia (clicca qui per il testo integrale, per la Campania v. in particolare da p. 33 a p. 38).

La relazione espone i risultati dell’inchiesta condotta dalla Commissione Parlamentare Antimafia sui rapporti fra mafia e informazione da luglio 2014 a luglio 2015, con 34 audizioni di esperti e di giornalisti che hanno subito intimidazioni, minacce e ritorsioni a causa del loro lavoro.

Nella nota metodologica del rapporto si legge: Il piano di lavoro del Comitato ha inteso mettere a fuoco soprattutto alcuni profili: le diverse modalità in cui si manifesta la violenza o l’intimidazione nei confronti dei giornalisti; la molteplicità di cause, riferibili immediatamente alle organizzazioni criminali o legate ad altri soggetti (esponenti delle comunità politiche, gruppi di potere economico o finanziario), che pretendono il silenzio sui loro legami collusivi; le conseguenze degli atti di violenza o di intimidazione sulla qualità complessiva dell’informazione (l’isolamento dei giornalisti minacciati, l’autocensura delle vittime, le censure imposte dagli editori o dai direttori); la diffusione geografica del fenomeno, con un’attenzione particolare ai territori in cui queste conseguenze (silenzi, isolamento, censure e autocensure) si manifestano in modo più evidente; la sostanziale invisibilità di questa violenza, diffusa ma spesso ignorata o minimizzata dagli stessi organi di informazione (per distrazione, per rimozione o per convenienza); il caporalato giornalistico e la marginalità professionale della maggior parte delle vittime (freelance, lavoro nero, pagamenti a cottimo a tariffe indecorose) che le rende particolarmente deboli di fronte agli atti di intimidazione. E che rappresenta il più sottile tra i tentativi di condizionamento (…)”

Dall’inchiesta emergono le due facce del rapporto tra mafia e informazione: a fronte di giornalisti giovani, motivati, scrupolosi, quotidianamente a rischio e senza contratto, vi è in Campania un vero e proprio “mercato giornalistico editoriale” creato dalla malavita e difficilmente stanabile per la sua natura magmatica, e non solo per questo. Lo ha chiarito Antonio Polito, già direttore del Corriere del Mezzogiorno, ascoltato in audizione il 19 novembre 2014: “C’è stata, contemporaneamente, una crisi delle organizzazioni editoriali tradizionali, cioè quelle gerarchizzate… un direttore, un vicedirettore, un redattore capo, avvocati a cui rivolgersi in caso di bisogno. Oggi aprire un blog, una radio locale, una televisione locale è la cosa più facile al mondo. Può farlo chiunque, figuratevi se non può farlo un potere criminale più o meno forte. Dal punto di vista industriale, quindi, la possibilità è molto maggiore. […]Aggiungo che anche dal punto di vista culturale il fatto che la società meridionale, non dappertutto ma soprattutto in alcune zone, è intrisa di rapporti con l’illegalità rende perfino esistente un mercato giornalistico editoriale per questo tipo di informazioni. Immagino che andremo sempre più verso forme di informazione dedicate a una nicchia: la società camorristica è una nicchia di un certo peso nella realtà sociale del nostro Mezzogiorno. Oggi, alcuni comportamenti mafiosi sono addirittura dei modelli sociali. È fuori discussione che, per esempio, nella città, nella zona di Napoli la subcultura camorristica abbia penetrato il mainstream culturale”.

Buona lettura.

La Carovana dei Libri: il coraggioso progetto di Jamila, libraia di Marrakech

IMG_0405[1]

Ce lo racconta Sabrina Maio di ritorno dall’avventura tra montagne e deserto del Marocco

di Sabrina Maio

Diverso è il silenzio in un’oasi, in special modo nelle ore notturne, quando anche le cicale hanno smesso di frinire e si rimane soli  con un silenzio che impatta come il velluto. È un silenzio pesante che narra di venti che trasportano sabbia  tra le palme, e che solcano le montagne e le valli sconfinate del Marocco. Taghjijt è lì, in un’oasi elegante ed accogliente, colma di fiori e palme. Per arrivarci si attraversano le vallate e le montagne del sud ovest del Marocco, zona semidesertica, meno battuta dal turismo di massa che lasciamo ad Agadir col suo oceano, e che ci si presenta invece con la sua terra aspra popolata da arbusti di argan e da sparuti greggi. Per arrivare a Taghjijt si percorre una route lunga e polverosa,  infinita all’orizzonte, che taglia in due le vallate desertiche, dal color lillà per i piccoli fiori di tale colore che riescono a nascerci e sopravviverci, contornate dalla corona di montagne marocchine dal tipico color ocra. Sono ore di cammino solitario, dove al di là delle greggi di capre e dromedari, allo stato brado, si riesce ad intravedere ogni tanto un uomo che vi vaga, apparentemente senza senso, o qualche donna che cerca riparo all’ombra di qualche grande masso. Il villaggio si snoda tra interstizi di oasi ricca di palme, che dà il benvenuto già al suo ingresso, ed agglomerati di case, dove brulica la vita di tutti i giorni tra le botteghe ed i cafè, dove, assiepati, sostano in un apparente eterno gli uomini di Taghjijt che dispensano in modo accorato un bienvenue  al minimo accenno di Salam Aleikum. La strada principale è solcata da furgoncini, motocicli e dai tanti tipici carretti marocchini, ma soprattutto dalle tante biciclette dei ragazzi che vanno a scuola. Loro sono la testimonianza della grande vitalità presente nel villaggio. L’occasione di incontro è la Caravane des LivresL’idea è nata dieci anni fa a Jamila Hassoune , libraia e scrittrice di Marrakech, che grazie ad uno spirito lucido e determinato ha portato avanti  il progetto di distribuire lei stessa i libri presso le comunità rurali in Marocco, in cui l’esigenza della lettura, probabilmente è la meno avvertita al cospetto di problematiche di vita più impellenti. La lungimiranza della Hassoune è consistita proprio in ciò, nel comprendere che al discorso di diffusione della cultura e, ancor di più, nell’instillare la voglia di leggere e sapere di più,si lega indissolubilmente il processo di crescita democratica del suo Paese. E come per tutte le grandi visioni, anche dietro questa di Jamila serpeggia  un immenso amore verso il suo popolo e verso i suoi libri, raccolti ed esposti nella sua libreria nei pressi dell’Università di Marrakech. Come per le altre edizioni la Carovana, con tutti i suoi partecipanti, stranieri per lo più, oltre a portare i libri nelle scuole, ha promosso dei laboratori e dibattiti dai vari contenuti, cercando di entrare in profonda sinergia con i ragazzi e con gli abitanti del luogo. Operazione anche in questa occasione riuscitissima, grazie all’intelligenza spigliata dei ragazzi, all’apporto dei professori e delle associazioni locali che sono state enormemente accoglienti. I ragazzi hanno partecipato attivamente ai vari laboratori a loro proposti, dalla fotografia, alla redazione di articoli e giornali, alla leadership…comunque sempre il tutto incentrato sul discorso dei libri e della diffusione di cultura. I libri raccolti e portati dalla carovana di Jamila Hassoune sono stati donati ai ragazzi ed alla biblioteca delle scuole che hanno potuto così consultarli ed amarli, o imparare ad amarli. Saranno un seme dalla cui pianta potrà nascere o crearsi chissà un futuro migliore per qualcuno di loro. Sarà una finestra che si apre sul mondo, o meglio ancora un passaporto perché cultura e lettura consentono di essere veramente liberi.

Le scuole di Taghjijt sono distribuite in più edifici, divisi, tra i vari gradi d’istruzione, da un enorme atrio polveroso, assolato, in cui spiccano, a contorno dei viali che si intersecano a labirinto, le onnipresenti palme. È un viavai di ragazzi e di professori che ci vengono incontro incuriositi e vagamente intimiditi. Portare libri, oggi, nelle scuole sembrerebbe un’impresa da Don Chisciotte , dato che anche i ragazzi di Taghjijt sono affacciati sul mondo tramite i vari social network e, probabilmente, sono poco disposti alla lettura dei classici della letteratura francese o araba, come i nostri ragazzi. Ma, a ben vedere, chiacchierando con loro, la maggior parte desidera diventare insegnante e viaggiare, conoscere l’ Europa, per cui la conoscenza dei libri e della letteratura diventa indispensabile. Un ragazzo, ad esempio, conosceva Il Principe di Machiavelli, oltre ad altri filosofi europei e me ne parlava, felice di farmi contenta, nominandomi uno scrittore italiano, mentre sfogliavamo insieme testi di Binebine e di Camus. Con un professore di francese abbiamo disquisito di Pasolini e Moravia che conosceva bene. Un ragazzo era rimasto colpito ed emozionato da Bel Ami di Maupassant. Una ragazza dolcissima nel suo elegante abito sahrawi mi ha scritto più volte il suo nome su un quaderno, in perfetta calligrafia araba. Altre ragazzine curiosissime mi hanno invaso di richieste di traduzioni delle loro parole in italiano, conservando poi religiosamente le frasi, forse per poterle spendere in un eventuale rapporto epistolare oltre il Mediterraneo. Molti di loro sono figli di immigrati in Italia e Spagna, ritornati in patria a seguito della crisi e per niente scontenti di ciò. E vivendo con loro in quei giorni, adottandone lo spirito, ne ho compreso e condiviso profondamente anche i motivi. Nei loro sguardi dolci e divertiti al contempo, trapela un enorme curiosità che non sfocia mai in insolenza. Anzi il desiderio maggiore da parte di tutti è di farti essere parte completa del loro mondo. Onorati nell’accoglierti presso la propria dimora, nel farti mangiare il loro cibo con le loro modalità,  nel condividere il lungo rito del tè, accomodati sui cuscini sul pavimento, a raccontarsi le fatiche della giornata passata, sghignazzando sui vari racconti di vita. E si comprende così che la vita è uguale per tutti, a tutte le latitudini, le storie e le esperienze si ripetono. Probabilmente con modalità ed aspettative diverse,  la vita in un contesto rurale è molto meno sovrastrutturata e più vicina ad un concetto puro ed ancestrale di essa. Si vive perché vivere è un dono e lo si fa con immensa gioia perché ogni aspetto di vita, dal più doloroso al più gaio, ne dispensa tanta: la gioia dello stare insieme, del cantare e suonare i ritmi berberi, sopraffatti e storditi dal battere dei tamburi e dal vortice dei loro balli; il vivere ancora in famiglie vaste, in cui tutti danno il loro contributo in termini di attenzione e dedizione all’altro; la cura e l’abbellimento di sé dalla scelta delle stoffe colorate con cui adornarsi al disegno degli occhi con il Kajal e l’henné sulle mani ed i piedi. È ovunque un richiamo alla vita nella sua essenzialità, ma soprattutto nel suo trovare corpo nella dimensione della tribù in un’oasi fertile. Lo è persino per les nomades che accampano con le loro tende nei dintorni, cosi come le due ragazzine  del loro clan conosciute, di età indefinibile e di cui neanche loro ne erano a conoscenza, accorse paradossalmente per dieci minuti di ricarica del loro cellulare dalla nostra auto ferma nel deserto…

Le riflessioni che hanno affollato la mente e le emozioni sono state tante.

Di sicuro è stata l’occasione per vivere uno spaccato di vita che riporta indietro in un’epoca che la mia generazione non ha conosciuto e che ci è stata raccontata da quelle precedenti. Potrebbe sembrare anacronistica, e per certi versi reazionaria, l’osservazione, in chiara contrapposizione gattopardesca, che mi ha indotto a ritenere che probabilmente non dovevamo cambiare nulla per cambiare tutto nella nostra esistenza e recuperare cosi quella dimensione umana che ci spettava.

 

Professione: wedding writer

Intervista a Paolo Di Mauro, romanziere di matrimoni 

di Maria Cristina Folino

Paolo Di Maurimmagineo è uno scrittore anomalo. Innanzitutto, non è affatto sedentario, come vorrebbe il luogo comune spesso attribuito ai suoi colleghi di penna, ma nella vita si batte per i più deboli, lavorando nei centri sociali e occupandosi di progetti destinati a bambini e disabili. Trentenne, originario di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, ha scoperto la sua passione per la scrittura circa 8 anni fa. Ha conseguito un Master di Scrittura cinematografica e Sceneggiatura, ma poi la sua vita ha preso un’altra strada. Ha capito di essere bravo a raccontare le emozioni altrui, scoprendo una professione che gli consente di monetizzare questo talento: il wedding writer, ovvero il narratore dei matrimoni.
Ma non solo: attraverso il sito http://letueemozioninarrate.com/ ha già ottenuto richieste per feste di pensionamento e compleanni, e non intende fermarsi qui. Di seguito vi presentiamo, attraverso le sue parole, un’idea unica nel suo genere.
Puoi spiegarci com’è nata questa originalissima idea?
È nata su suggerimento di alcuni amici che amano leggermi e mi hanno ulteriormente incentivato a percorrere questa strada, poiché sanno che ho una grande passione per la scrittura e che riesco a scolpire nella memoria, come anche nelle parole, le emozioni percepite. Mi sono informato, e ho scoperto che la figura del wedding writer è molto rara, al momento, in Italia: così ho deciso di rendere questa mia passione una professione, raccontando nel mio stile le emozioni provate dai committenti durante l’evento e anche nella fase di pre-evento.
In che modo ti prepari a raccontare? Su cosa ti basi per scrivere la storia dell’evento?
Se si tratta di un matrimonio mi faccio raccontare dagli sposi la loro storia d’amore (come, dove, quando è nata) e partecipo di persona a cerimonia e ricevimento. Durante il banchetto raccolgo le testimonianze degli invitati sugli sposi, gli aneddoti di amici e zie, e così riesco a tracciare un racconto piuttosto fedele all’atmosfera vissuta, creando qualcosa che resta nel tempo e potrà essere sfogliato anche dopo 20-30 anni.
Com’è nata la tua passione per la scrittura? È un’eredità di famiglia?
No, il mio interesse in questo settore è nato spontaneamente; ho studiato discipline letterarie, poi ho seguito un Master in Scrittura Cinematografica e sceneggiatura. Verso i 22 anni ho scoperto che amavo scrivere e attualmente curo anche una rubrica di mini-racconti sul portale Ulisseonline, intitolata “I racconti di Ulisse”.
Il tuo progetto riguarda solo i matrimoni o anche altre tipologie di eventi?
Non riguarda solo i matrimoni: lo scorso settembre, ad esempio, ho lavorato su una festa di pensionamento.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Per rendere questa mia iniziativa un’attività di lavoro continuativa, sto pensando di stringere, prossimamente, nuovi accordi con alcuni colleghi fotografi, perché la potenza delle immagini non è da sottovalutare e può sicuramente arricchire il ricordo della giornata descritto solo a parole. Inoltre, non smetto mai di dedicarmi alla scrittura e di sperimentare: il 4 dicembre scorso ho presentato a Salerno, presso il Teatro Nuovo, il libro “Le risposte che non ho avuto”, scritto a quattro mani con l’autrice Erminia Cioffi e pubblicato da Il Quaderno Edizioni e presto sarò presente a Cava de’ Tirreni per una seconda presentazione il 17 dicembre.
Nel settore del wedding writing, a tuo avviso, esistono già numerose opportunità e buoni riscontri oppure resta ancora tanta strada da percorrere?
Sicuramente c’è molta strada da fare. È vero, mi sono sorpreso nello scoprire un interesse inaspettato da parte di alcune tipologie di clienti che non credevo si sarebbero mai aperti ad un’idea di business così inusuale; però è importante diffondere sempre più la conoscenza di iniziative simili, perché, oltre alle classiche fotografie, anche le parole possono servire ad imprimere dei ricordi. Come tutti i prodotti originali, quest’idea può essere diffusa solo facendone comprendere il senso al committente.
In che modo le persone interessate possono avere la possibilità di contattarti?
Basta collegarsi al mio sito web ed accedere alla pagina Contatti, dove sono segnalati tutti i miei recapiti: http://letueemozioninarrate.com/contatti/.
Un’ennesima dimostrazione di come la Campania funga spesso da catalizzatore d’idee innovative che costituiscono la prova più tangibile dell’eccellenza dei talenti nostrani.

Vi presentiamo il nostro consulente legale: avv. Luisa Emilia Nusco

Luisa Emilia Nusco è avvocato esperto in diritto civile (con particolare riferimento alla tutela dei diritti dei consumatori), diritto del lavIMG_20140719_215913oro e della previdenza sociale. Dottore di ricerca in diritto dei rapporti economici e di lavoro, ha curato pubblicazioni su diverse riviste giuridiche (Il diritto del mercato del lavoro, Diritti Lavori Mercati, Tutela). Ha lavorato come docente a contratto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli. E’ iscritta, inoltre, all’Albo Formez come Consulente di II Livello e collabora con Enti pubblici e con un’associazione di tutela dei consumatori. E’ stata scelta dal Consiglio Nazionale Forense per partecipare a corsi di specializzazione (presso l’Università di Kansas City e presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri). Parla e scrive fluentemente in Inglese.